Home GrossetoAttualità GrossetoIl ritardo digitale delle imprese italiane, è l’ora di muoversi!

Il ritardo digitale delle imprese italiane, è l’ora di muoversi!

di Redazione
0 commenti 9 views

La situazione italiana, un ritardo che costa. Cosa rappresenta Internet e la globalizzazione per gli italiani? Come si interfacciano le aziende nostrane con il web e le nuove tecnologie? Questi e molti altri quesiti possono esser posti alle aziende italiane che, leggendo le statistiche europee, si trovano in pieno ritardo digitale. L’informatizzazione è lenta in Italia e siamo decisamente indietro rispetto ai nostri vicini continentali. In ambito privato sono solo il 58% i connazionali che utilizzano il web regolarmente, mentre la banda ultralarga raggiunge solo 2 famiglie su 10!

La situazione, come evidenzia lo studio, è ancor più preoccupante quando parliamo di imprese italiane. Secondo uno studio Censis questa “incapacità di produrre servizi informatici, di usare e-commerce e moneta elettronica, di razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione ci fa perdere 3,6 miliardi di euro l’anno“. Questi dati non possono essere scaturiti solo dalla mancanza di infrastrutture e dalla lentezza della rete, ma la causa della bassa informatizzazione italiana si trova principalmente nella mentalità delle imprese e nel timore di investire su attività che “da sempre sono cartacee“.

Malgrado già dagli anni Ottanta si fantasticasse sull’evoluzione dell’ufficio digitale, in cui l’immensa mole di carta sarebbe stata sostituita da pochi capienti database e dal costante scambio di e-mail, ancor oggi vediamo le nostre scrivanie invase da plichi voluminosi. Causa principale di questa brusca interruzione dei voli pindarici dei più sfrenati sostenitori dell’era digitale, certamente si può ricondurre alla lenta e macchinosa burocrazia che colpisce la singola azienda quanto la più ramificata istituzione. Ancora oggi la maggior parte dei documenti deve essere presentata in forma cartacea con tanto di timbri e firme in originale; allo stesso tempo nelle aziende vediamo ancora la necessità di tenere archivi cartacei di ogni documentazione (secondo le ultime leggi da conservare per ben dieci anni).

Passando al tecnologico per eccellenza, il commercio online – l’e-commerce, appunto – in Italia solo il 5% delle imprese è attiva, in netta minoranza in confronto alle tedesche, col 22%, e le inglesi, al 19%. Viene naturale dedurre che la crescita passa per l’innovazione. Se le aziende italiane vogliono sopravvivere nel mare globalizzato e informatizzato, devono cercare di diminuire lo “spread digitale” creatosi negli ultimi anni raggiungendo le concorrenti d’oltralpe.

Lo strano caso della Germania

La Germania, come abbiamo visto, è forse la nazione più tecnologica in Europa. La popolazione che usa Internet regolarmente supera l’80% e anche le aziende tedesche puntano molto sulla tecnologia e sul commercio online. Gli investimenti per innovazione tecnologica sono ingenti e il fatturato complessivo online per la Germania è di oltre 50 miliardi.

La rinomata efficienza tedesca non si limita ad uno uso approfondito del web e delle sue risorse, queste vengono integrate dall’uso di tecnologie più tradizionali come il fax, il quale rappresenta ancora uno dei modi preferiti per comunicare in ambito aziendale, cosa che ad un primo sguardo potrebbe sorprendere data la rinomata avanguardia tedesca sul piano tecnologico. I tedeschi hanno però abbandonato le lente e rumorose apparecchiature in funzione dei nuovi servizi di fax online continuando a sfruttare un mezzo per loro funzionale trasportandolo nell’era dell’informatica permettendo il rapido e sicuro scambio di informazioni ed allo stesso tempo abbattendo i costi e rispettando l’ambiente.

Perché l’Italia è costretta a rincorrere

Possiamo ricondurre questo ritardo nello sviluppo tecnologico nel nostro Paese anche ai carenti investimenti delle aziende e dello Stato nella formazione e nell’innovazione degli hardware. Come abbiamo visto molte aziende, sia nel privato che pubbliche, faticano ad accettare la necessità di investire sull’efficienza tecnologica in funzione di un risparmio di tempo e materie prime. Vediamo ancora uffici pubblici dotati di tecnologie antiquate adoperati da operatori piuttosto improvvisati se non digiuni di formazione informatica. Archivi stracolmi di carta stampata e decine di documenti che quotidianamente passano da una scrivania all’altra accumulando timbri, visti e firme a favore di una macchina burocratica che non vuole sottostare all’innovazione di firme digitali e software di autentificazione. Il recupero sugli altri paesi, se non si investe sulla tecnologia, sarà sempre più arduo e lungo per l’Italia.

Lascia un commento

* Utilizzando questo form si acconsente al trattamento dati personali secondo norma vigente. Puoi consultare la nostra Privacy Policy a questo indirizzo

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbero interessare

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: