“La Regione Toscana e il Comune di Grosseto tornano ad occuparsi della pineta”.
A dichiararlo, in un comunicato, sono il Wwf della provincia di Grosseto, la delegazione della provincia di Grosseto della Lipu, l’Associazione consumatori utenti della provincia di Grosseto, il coordinamento di comitati e associazioni ambientali della provincia di Grosseto, il gruppo “Salviamo le pinete”, il Centro studi ecologici appenninici, il gruppo “Alberi sacri”.
“Nelle dichiarazioni la si riconosce come bene comune di alto valore naturalistico e paesaggistico, che va difeso da incendi, parassiti e eccessiva antropizzazione – spiegano le associazioni e i comitati ambientalisti -. Questi giusti intenti conservativi di per sé meriterebbero un plauso, ma temiamo però che purtroppo alcune delle misure scelte possano andare nella direzione opposta. Si parla nuovamente di rimozione del sottobosco, di asportazione del legno morto a terra, diradamento, potatura e spalcatura dei pini. Operazioni che possono andare bene lungo le strade, ma di forte impatto ambientale se applicate all’interno, perché possono destabilizzare il sistema forestale della pineta litoranea, esponendolo al degrado, con conseguenze molto negative sulla rinnovazione, che rappresenta la continuità stessa della pineta, sulla fertilità del suolo, sulla biodiversità e sulla fauna”.
“E’ sempre errato pianificare interventi con mezzi pesanti sul sottobosco e sui pini, oltretutto in un periodo in cui le specie presenti nella nostra pineta sono in riproduzione (la pineta ha il privilegio di ospitare specie di estremo interesse naturalistico, protette da direttive nazionali e europee). Entrare in pineta con trince e ruspe significa alterare profondamente componenti fondamentali dell’ecosistema, stravolgere l’habitat delle specie, interrompendo processi complessi che ne regolano la vita e la biodiversità – continua il comunicato -. Autorità quali l’Accademia di scienze forestali, basti pensare ad Aldo Pavari e all’attuale presidente Orazio Ciancio – non lasciano spazio a dubbi: ‘La conservazione del pino domestico nel paesaggio, in formazione forestale pressoché paranaturale, deve costituire l’obiettivo primario della coltivazione’; 2) ‘Non si deve asportare il sottobosco. Si bloccano i processi evolutivi: con la macchia si eliminano anche le giovani piante di leccio e di pino, si danneggia la microfauna e si allontana la macrofauna’; 3) ‘Non si agisce con mastodontiche operatrici meccaniche’”
“Per prevenire incendi occorrono – sottolinea la nota –: 1) educazione ambientale, creando un Centro Fuoco, con visite di giovani e anziani, locali e turisti; 2) volontariato, collegato con Forestali e Vigili del Fuoco; 3) segnaletica con tabelle di pericolo fuoco; 4) normative di emergenza, con divieto di comportamenti scorretti (fumare , fuochi ecc.) e pesanti sanzioni; 5) bacini idrici, a cui attingere rapidamente; 6) allarme immediato, come torri e mezzi vari di rilevamento, mini-robot sos foco, droni antincendi, elicotteri, personale e mezzi pronti; 7) divieto assoluto permanente di edificare nelle zone incendiate; 8) osservatori di studio; 9) campagne informative continue, con premi ai meritevoli”.
“Inoltre e soprattutto, la pineta non è solo insieme di specie vegetali, ma vita complessa e coordinata e non vorremmo che il 2017 fosse ricordato anche come l’anno della strage degli assioli, dei succiacapre e dei fratini, come delle colonie di pipistrelli, delle tartarughe e molteplici altri animali notoriamente presenti, molti dei quali protetti e tutti adesso in piena fase riproduttiva. Per questo motivo, le leggi prevedono che i lavori forestali di qualunque genere vengano programmati scientificamente ed eseguiti solo in periodo autunnale-invernale – termina il comunicato -. Invitiamo quindi Regione e Comune di Grosseto a coordinarsi e a consultarsi con le nostre associazioni e ad aprire i lavori del tavolo permanente per la salvaguardia della pineta da Castiglione ai monti dell’Uccellina, istituito dal processo partecipativo approvato dalla Regione e a cui hanno aderito i Comuni di Grosseto, Castiglione e Magliano”.

