Grosseto. «Il ritiro del decreto legge di riorganizzazione della sanità territoriale intorno alle case di comunità da parte del Ministro Schillaci è un campanello d’allarme grave che non va sottovalutato. Per questo il Governo ha la responsabilità di aprire una discussione parlamentare e trattare seriamente la riforma necessaria che coinvolge i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Stiamo assistendo a un pessimo teatrino»: è l’incipit del ragionamento della segretaria della camera del lavoro di Grosseto, Monica Pagni.
Nel 2022 il Governo Draghi ottenne con il Pnrr risorse per due miliardi per realizzare 1.800 case di comunità, 70 delle quali in Toscana. Successivamente il Governo Meloni ha confermato quella scelta, impegnandosi a presentare una normativa quadro per la gestione di questo fondamentale presidio della medicina territoriale, sia per innalzare gli standard di assistenza della medicina di base, sia per arrivare al decongestionamento dei pronto soccorso. Poi è deflagrato il problema del ruolo che all’interno delle case di comunità dovranno assumere i medici di medicina generale (Mmg) che hanno ostacolato in ogni modo il decreto ministeriale, il quale aveva recentemente ottenuto il parere unanime da parte dei presidenti delle Regioni in sede di Conferenza Stato Regioni.
«Oggi – prosegue Pagni -, al di là del tema generale del sottofinanziamento drammatico dell’intero sistema sanitario nazionale, il rischio vero è che collassi ad un metro dal traguardo una delle riforme più attese degli ultimi trent’anni. Intanto, bisogna avere la determinazione d’istituire la “scuola di specializzazione universitaria in medicina generale, di comunità e di cure primarie” così come per tutte le altre specialità mediche, prevedendo la possibilità per medici di medicina generale e pediatri di libera scelta di entrare alle dipendenze del servizio sanitario nazionale. Quindi occorre superare l’attuale modello frammentato e costruire una sanità territoriale realmente prossima ai bisogni delle persone. I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta devono essere messi nelle condizioni di esercitare la loro attività nelle case della comunità e nelle altre sedi dei servizi distrettuali nell’ambito di equipe multiprofessionali, anche come dipendenti del Ssn, contribuendo a sviluppare l’assistenza territoriale e la medicina d’iniziativa con al centro i bisogni delle persone e delle comunità».
La Regione Toscana, come ha sottolineato il presidente Giani, ha lavorato per tempo cercando un accordo con i medici di medicina generale puntando sul dialogo invece che sullo scontro, per cui, almeno in alcune zone, si è riusciti a far partire la nuova organizzazione territoriale.
«Tuttavia, il problema di fondo rimane – va avanti Pagni – perché per funzionare in maniera adeguata e garantire la presa in carico delle persone nelle 12 ore previste, le case di comunità hanno bisogno di scelte rapide. È infatti irresponsabile attendere il prossimo atto d’indirizzo per capire il possibile funzionamento dell’organizzazione del lavoro, perché farà perdere anni preziosi. Inoltre, rimane irrisolto il nodo della mancanza delle risorse, a partire da quelle necessarie ad assunzione e valorizzazione del personale per attuare la riforma dell’assistenza territoriale, rendendo davvero operative case e ospedali di comunità, nonché i distretti sociosanitari, in un quadro di forte integrazione. Ancora una volta il Governo Meloni, delegittimando il Ministro della salute, dimostra non solo poco coraggio, ma subalternità a interessi corporativi e non volontà di agire per il bene comune».
La Cgil è talmente consapevole dell’importanza di questa partita che sta raccogliendo le firme su una propria legge d’iniziativa popolare a sostegno del Servizio sanitario nazionale: «Che prevede, tra le altre cose, la definizione di un livello minimo di spesa per la sanità pubblica in rapporto al pil del 7.5%, e lo sblocco delle assunzioni contingentate ormai da 20 anni. Proposta che per le case di comunità prevede l’assunzione nel servizio pubblico dei medici di base, con la possibilità per quelli attualmente in convenzione di scegliere se entrare a far parte del Ssn, oppure rimanere come professionisti esterni».
Legge per sostenere la quale si può firmare nelle sedi del sindacato, ai banchetti presenti in tutta la provincia e con lo Spid accedendo dal sito https://www.salutediritto.it
«Apprezziamo i tentativi della Usl Toscana sud est di reclutare il personale per organizzare i servizi in alcune delle case della salute già realizzate – conclude la segretaria della Camera del lavoro -, ma è del tutto evidente che i roblemi sono a monte e riguardano sia la dotazione del fondo nazionale per la sanità, appena il 6% del Pil a fronte dell’8% della Francia e del 10% della Germania, sia l’incapacità del Governo di trattare con i sindacati dei medici di medicina generale per dare gambe a una riforma ampiamente condivisa a livello istituzionale. Essendo infatti il servizio sanitario nazionale un bene pubblico primario, la Cgil auspica un confronto costruttivo che marginalizzati ogni approccio corporativo in nome dell’interesse superiore dei cittadini».

