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Porto turistico, i secessionisti: “Il Consiglio di Stato boccia ricorso del Comune”

"Adesso la priorità sia la messa in sicurezza delle spiagge"

di Redazione
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Talamone (Grosseto). È definitiva la bocciatura della procedura avviata dal Comune di Orbetello per la trasformazione dell’approdo di Talamone in porto turistico.

Il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata oggi, 4 febbraio, ha respinto sia l’appello della Porto turistico di Talamone sia quello del Comune, confermando integralmente la decisione del Tar Toscana che aveva annullato, un anno fa, gli atti della procedura concessoria.

Lo rende noto il coordinamento Secessione Talamone.

“La vicenda nasce dall’iniziativa della società privata, che, sulla base di un discusso iter avviato ad agosto 2024, aveva presentato istanza per ottenere una concessione demaniale marittima finalizzata alla riqualificazione dell’approdo talamonese con la procedura prevista dal dpr 509 del 1997 – si legge in una nota del coordinamento -. Il Comune aveva accolto l’istanza e ne aveva disposto la pubblicazione, aprendo alla possibilità di progetti concorrenti. Contro quegli atti aveva però fatto ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale per la Toscana) nell’autunno del 2024, il consorzio Il Molo di Talamone. Il Tar accolse quel ricorso con una sentenza del febbraio 2025. Secondo il Consiglio di Stato, i giudici di primo grado hanno correttamente ravvisato una contraddittorietà nell’azione amministrativa del Comune, che inizialmente aveva individuato come soluzione prioritaria la costituzione di una Società di trasformazione urbana (Stu), per poi cambiare rotta senza una motivazione adeguata, optando per la concessione a un soggetto privato”.

“Un cambio di strategia che, secondo la sentenza, non è stato spiegato in modo convincente e risulta incoerente con gli atti di programmazione approvati nel 2023. I giudici di Palazzo Spada hanno inoltre evidenziato che la proposta della società non superava una condizione preliminare fissata dal piano regolatore portuale: il previo superamento del rischio idraulico che interessa l’abitato e l’approdo di Talamone. Le opere di messa in sicurezza idraulica, secondo le norme tecniche di attuazione, avrebbero dovuto essere realizzate e collaudate prima, o almeno contestualmente, agli interventi portuali. Una garanzia che, secondo il Consiglio di Stato, non emergeva né dall’istanza originaria, né dalle successive integrazioni. Altro elemento critico riguarda l’inserimento, nella proposta progettuale, di un intervento di restauro della Rocca di Talamone, giudicato estraneo alle previsioni del piano regolatore portuale e tale da rendere indeterminata l’estensione complessiva della concessione – prosegue il comunicato -. Un aspetto che, secondo i giudici, comprometteva la trasparenza e la confrontabilità delle eventuali proposte concorrenti. Nel respingere entrambi gli appelli, il Consiglio di Stato ha anche riconosciuto la piena legittimazione degli operatori locali a ricorrere, affermando che l’interesse a un corretto confronto concorrenziale è sufficiente per impugnare atti ritenuti immediatamente lesivi. La sentenza mette così un punto fermo su una procedura che, secondo i giudici amministrativi, non poteva essere portata avanti nelle forme scelte dall’amministrazione comunale”.

“La sentenza del Consiglio di Stato non è solo una pesantissima sconfitta giuridica per il Comune di Orbetello, ma rappresenta una bocciatura politica senza appello dell’azione amministrativa portata avanti in questi anni sulla pelle di Talamone. I giudici hanno messo nero su bianco ciò che a Talamone denunciamo da tempo: improvvisazione, scelte contraddittorie, assenza di trasparenza e totale disconnessione dal territorio. L’amministrazione comunale ha cambiato strategia più volte, senza mai spiegare perché, ignorando atti di programmazione propri e forzando procedure che oggi risultano definitivamente illegittime. La vicenda del porto dimostra l’incapacità strutturale del Comune di Orbetello di governare una frazione complessa come Talamone.

Non si è trattato di un errore tecnico, ma di una scelta politica sbagliata, condotta senza ascoltare la comunità locale, gli operatori storici e le associazioni che da decenni tengono vivo l’approdo. Dopo questa sonora bocciatura, il sindaco Andrea Casamenti dovrebbe finalmente cambiare agenda e concentrarsi sulle vere emergenze del territorio, a partire dalla messa in sicurezza delle spiagge e della costa di Talamone. In questi mesi abbiamo assistito a frane, arretramenti dell’arenile e situazioni di rischio sotto gli occhi di tutti, senza che dal Comune arrivassero risposte adeguate. Mentre l’amministrazione inseguiva progetti velleitari e procedure forzate sul porto, Talamone veniva lasciata sola ad affrontare problemi concreti e urgenti. La tutela delle spiagge, delle scogliere e delle aree più fragili dal punto di vista idrogeologico dovrebbe essere una priorità assoluta, non un tema secondario da rinviare all’infinito.

Se davvero il sindaco vuole dimostrare di avere a cuore il gioiello della Maremma, lo faccia mettendo in sicurezza il territorio, intercettando risorse, aprendo cantieri utili e condivisi, e smettendo di alimentare conflitti amministrativi che producono solo immobilismo e spese legali. La comunità talamonese chiede protezione, manutenzione e rispetto, non altre operazioni fallimentari”, commentano i portavoce del coordinamento Secessione Talamone, Antonio Cagnacci e Maurizio Damato.

Il commento del consorzio Il Molo di Talamone

“Prendiamo atto con rispetto della decisione del Consiglio di Stato, che chiude definitivamente questa fase della vicenda. È un pronunciamento importante, che ristabilisce un quadro di regole e di coerenza amministrativa. Il nostro obiettivo non è mai stato lo scontro, ma la tutela di un approdo che rappresenta il lavoro quotidiano di tante piccole imprese e associazioni sportive, oltre che un presidio storico per la comunità talamonese. Auspichiamo ora che si possa aprire una fase nuova, basata sul dialogo, sulla trasparenza e sul rispetto delle esigenze del territorio. IlcConsorzio Il Molo di Talamone resta disponibile a confrontarsi con le istituzioni, in modo costruttivo e responsabile, affinché il futuro dell’approdo talamonese sia affrontato senza forzature e con soluzioni condivise, nell’interesse generale della comunità. Ringrazio gli avvocati Luisa Torchia, Paolo Bastianini e, in particolare, Pierluigi Chech, che ci hanno assistito in questo percorso con determinazione, professionalità e lungimiranza”.

Lo dichiara il presidente del consorzio il Molo di Talamone, Riccardo Paolini.

Il commento dell’avvocato Pierluigi Chech

Talamone (Grosseto). «Unitamente al Consorzio Il Molo di Talamone, prendo atto con soddisfazione della sentenza con cui il Consiglio di Stato ieri ha definitivamente respinto gli appelli proposti dal Comune di Orbetello e dalla società Porto di Talamone, confermando integralmente la decisione del Tar Toscana di annullamento della procedura di trasformazione dell’approdo in porto turistico.

La pronuncia ribadisce un principio di rilievo generale: ogni procedura amministrativa, a maggior ragione quando incide su beni pubblici e su asset strategici del territorio, deve svolgersi nel pieno rispetto dei criteri di trasparenza, imparzialità, coerenza programmatoria e parità di trattamento tra gli operatori. Regole che non ostacolano lo sviluppo, ma ne costituiscono il presupposto essenziale.

Si apre ora una fase nuova, nella quale il futuro dell’approdo di Talamone potrà essere affrontato con strumenti e scelte rispettose del contesto ambientale, storico e sociale in cui esso si inserisce. Le sfide che attendono la comunità talamonese richiedono attenzione, tutela del turismo e un progetto di sviluppo dell’approdo coerente e sostenibile, capace di coniugare legalità, interesse pubblico e valorizzazione del territorio».

Lo dichiara l’avvocato Pierluigi Chech, che assiste il Consorzio Il Molo di Talamone.

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