Grosseto. La proposta della nuova Politica agricola comune 2028–2034 presentata dalla Commissione europea rischia di avere effetti pesantemente negativi sull’agricoltura maremmana e toscana. A lanciare l’allarme è il presidente di Confagricoltura Grosseto, Attilio Tocchi, che invita a guardare oltre i titoli ottimistici e a leggere con attenzione i numeri.
“Altro che inversione di marcia – afferma Tocchi –. Nonostante l’aumento complessivo del bilancio dell’Unione europea, il budget destinato alla Pac cala di circa il 20%, passando da 378 a poco meno di 294 miliardi di euro. È un taglio netto e strutturale che qualcuno sta tentando di mascherare come un’opportunità”.
Per l’Italia, la riduzione delle risorse vale circa 7 miliardi di euro in sette anni. Un impatto che, in Toscana, potrebbe tradursi in perdite annuali di decine di milioni di euro. “E la Maremma – sottolinea – è una delle aree che rischia di pagare il prezzo più alto”.
La regione conta oltre 60mila aziende agricole, spesso collocate in territori collinari e montani, caratterizzati da produzioni di qualità e da costi strutturali elevati.
“Per molte imprese – spiega il presidente di Confagricoltura Grosseto – la Pac non è un ‘bonus’, ma una componente essenziale del reddito. Ridurre le risorse significa colpire soprattutto le aziende più organizzate, quelle che investono, esportano, assumono e garantiscono il presidio di territori complessi”.
Tra gli elementi più critici della riforma figura l’introduzione del Piano unico nazionale, che accorpa Feaga, Feasr e altri fondi europei. Una scelta che, secondo Confagricoltura, riduce il ruolo delle Regioni e aumenta l’incertezza nell’attuazione delle politiche agricole.
“È particolarmente grave – evidenzia il presidente Tocchi – la sostanziale scomparsa dello sviluppo rurale come ambito autonomo. Finora è stato decisivo per sostenere investimenti, giovani agricoltori, innovazione e servizi nelle aree interne. Così si rischia di desertificare proprio quei territori che l’Europa dice di voler tutelare”.
Preoccupazioni anche sul fronte dei pagamenti diretti. Il passaggio dai titoli storici a un sostegno per ettaro basato sul reddito, con riduzioni progressive oltre i 20mila euro e un tetto massimo di 100mila euro, rischia di penalizzare le aziende più strutturate.
“Si colpisce chi produce, chi è competitivo, chi ha fatto investimenti importanti – osserva Tocchi –, mentre non si risolve il problema della concorrenza sleale e della mancanza di reciprocità nei mercati internazionali”.
A rischio anche le Organizzazioni comuni di mercato, in particolare per comparti strategici come vigneti e oliveti.
“Senza risorse certe – avverte il presidente – si rischia di innescare instabilità e una competizione interna tra filiere che dovrebbero invece essere sostenute e rafforzate”.
Confagricoltura Grosseto guarda con grande prudenza alle ipotesi di fondi aggiuntivi europei o nazionali, più volte evocati ma non ancora garantiti. “Non possiamo basare il futuro dell’agricoltura su promesse – conclude Tocchi –. Serve una Pac davvero comune, con risorse certe, regole chiare e orientata alla competitività. Tutto il resto sono slogan buoni per i comunicati, ma per la Maremma rischiano di tradursi in un conto salatissimo”.
Un’analisi che si pone in netto contrasto con letture trionfalistiche che parlano di “più risorse” e di svolta positiva. “I numeri – ribadisce Confagricoltura Grosseto – raccontano tutt’altra storia. E ignorarli oggi significa mettere a rischio il futuro dell’agricoltura domani”.

