Montemerano (Grosseto). Sabato 17 maggio, alle 18, l’Accademia del libro, alla biblioteca comunale di storia dell’arte di Montemerano, organizza “Botanic Dry Garden – Avvicinarsi al verde in modo ecosostenibile”, un incontro con Luca Agostini, creatore del primo giardino botanico “asciutto” in Italia; introduce Ersilia Agnolucci.
L’incontro
Siamo nel cuore della Maremma, tra Orbetello e Magliano: il Botanical Dry Garden è dal 2010 un’eccellenza del territorio, primo esempio in Italia di giardino “asciutto”, cioè senza spreco d’acqua. Ed è anche un esempio virtuoso di impresa familiare. Lo ha fondato Luca Agostini, insieme alla moglie Roberta, e da un anno la figlia Benedetta è entrata in azienda portando le sue competenze in comunicazione e informatica. L’idea nasce dalla conoscenza di esperienze straniere: accanto al vivaio di piante mediterranee, attivo fin dai primi anni Novanta, è stato realizzato un giardino dedicato alle piante capaci di crescere senza irrigazione continua.
“Il nostro è stato ed è ancora un sogno che si è fatto realtà, diventando una scommessa aziendale, sostenuta dalla passione e dalla consapevolezza etica – dichiara Luca Agostini –. Bisogna stringere con le piante un patto di resilienza, comprenderne l’intelligenza e le capacità di adattamento. Se non è possibile rinunciare alla bellezza terapeutica di un giardino-parco, è sempre più necessario progettare e agire nel rispetto dell’ambiente”.
Oggi il giardino si stende su 40 ettari, perfettamente incuneato nel panorama naturale della campagna circostante. Seppure contiguo, a chi lo percorre risulta un mondo a parte, capace di sollecitare tutti i sensi, in accordo con la secolare tradizione del giardino ad uso pubblico.
“In realtà, rispetto alla tradizione la vera differenza del Botanical Dry Garden consiste nella speciale manutenzione, per ridurre al minimo il consumo idrico e contrastare i cambiamenti climatici. Per ottenere questo, bisogna anche modificare la scelta delle piante, privilegiando quelle in cui in cui l’apparato delle radici sia ben più sviluppato della chioma – dichiara ancora Luca Agostini -. Da quando è sorto, il giardino continua ad essere uno spazio sperimentale e dimostrativo per le molteplici specie di coprisuolo autoctone e spontanee: ‘Perché scegliere il prato all’inglese, che implica tanta innaffiatura e tante sfalciature?'”.
“Il cuore dell’intero spazio è un anfiteatro contornato da cipressi, destinato a eventi o rappresentazioni artistiche, soprattutto musicali: il suono e la musica, a partire da quelli della natura, costituiscono un leit-motiv sottolineato anche da un percorso di installazioni. Altro nucleo caratterizzante la conformazione dello spazio, che si alterna con parti a crescita spontanea, è un labirinto di oltre 6000 metri quadrati, con nove aiuole tematiche, che danno all’ambiente un tono filosofico-simbolico. Altrove, con passaggi fluidi, si incontrano veri e propri orti con piante eduli e aromatiche, tutta produzione integralmente biologica con l’esclusione di sostanze chimiche. Vivere dei frutti del giardino è la nuova prospettiva da poco intrapresa e sintetizzata nella definizione di ‘Survival garden’. L’intero spazio sempre di più verrà vocato alla biodiversità, senza sfruttamento intensivo, e dove coabiteranno piante arboree del bosco mediterraneo, frutti di varietà antiche, una miriade di prati con piante officinali, piante orticole perenni, ornamentali ed edibili”, conclude Luca Agostini.
Come esempio alternativo alle scelte considerate classiche, il Botanic Dry Garden ha un suo specifico motivo di attrazione, in tutte le stagioni.
Indirizzo: Botanic Dry Garden, Strada provinciale 160, Amiatina 42, Orbetello.

