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Il gioco d’azzardo in Europa è un mercato in grado di sviluppare fatturati impressionanti, cresciuti a dismisura negli ultimi anni grazie a internet e alle nuove tecnologie. D’altronde basta una buona connessione e uno smartphone per usufruire di moltissimi giochi, tra cui il free spin o un video poker, oppure per fare le proprie puntate sulle scommesse sportive. Proprio a causa di questo enorme giro d’affari, l’esigenza di regolamentare efficacemente il settore è divenuta sempre più forte. In questo contesto però, e in assenza di una normativa comune per tutti gli Stati membri, si è venuta a creare un confusione generale, dove alcuni Paesi si comportano meglio di altri. Vediamo come si sta evolvendo la situazione.

La Germania e il gioco d’azzardo
Vogliamo cominciare questo tour europeo sulle normative del gioco d’azzardo con la Germania. Il Paese ha un giro di affari, considerando l’entità delle puntate che oltrepassa i 90 miliardi di euro annui, del tutto simile a quello italiano. La regolamentazione però, è carente sotto molti punti di vista, e ha dato modo agli operatori illegali di conquistare circa il 40% del settore. Un vero e proprio disastro per il Paese, perché oltre a non tutelare adeguatamente il consumatore, rinuncia ad un gettito erariale notevole. Tutto questo permettendo invece alla malavita di ampliare il suo giro di affari e di infiltrarsi ad ogni livello del gioco d’azzardo.
Analizzando nel complesso la situazione tedesca, troviamo lo Stato a detenere il monopolio per la stragrande maggioranza dei giochi. Persino le lotterie, eccezion fatta per qualche sporadico caso, sono organizzate dallo Stato stesso. Per quanto riguarda gli apparecchi destinati all’intrattenimento con vincita limitata, il Governo ha deciso proprio di recente di apportare restrizioni maggiori rispetto al passato. Ciò che invece ci lascia particolarmente perplessi è il paradosso delle scommesse, attualmente ancora illegali, ma di fatto decisamente tollerate. Una sorta di autorizzazione a “delinquere”.
La situazione in Svizzera
In Svizzera, Paese non appartenente all’Unione Europea ma pur sempre geograficamente sul territorio, stiamo assistendo ad un fenomeno anomalo, sicuramente in controtendenza rispetto ad altri Paesi: un calo di popolarità per il gioco d’azzardo. Il numero medio di quegli utenti che sono soliti giocare è infatti diminuito. Secondo alcuni studi effettuati su un campione numericamente piuttosto generoso di oltre 18.000 persone, circa il 69% di tale campione ha dichiarato di aver giocato almeno una volta ad un gioco d’azzardo. Il dato fa riferimento al 2017, ma ciò che lascia perplessi è che nel 2012 l’indicatore era attestato al 70,6%. Come detto un calo d’interesse generale che, seppur non marcato, deve comunque indurre ad alcune riflessioni.
Sotto l’aspetto normativo lo Stato svizzero è molto attento, ovvero attivo nella guerra contro gli operatori illegali. Ogni anno infatti, riesce nell’impresa di oscurare moltissimi siti da black list, ovvero privi della regolare licenza per esercitare. Per quanto riguarda le società legali invece, possono svolgere regolare attività solamente quelle sul territorio svizzero, avendo posto il totale divieto per gli operatori esteri di fornire i loro servizi.
Italiana e recenti aggiornamenti
In Italia non ci possiamo ancora ritenere del tutto soddisfatti circa la regolamentazione del gioco d’azzardo, ma quantomeno si sta cercando di percorrere la via maestra. Di recente infatti, il Decreto Dignità ha apportato un contributo significativo al settore, incaricando Aams come unico e solo organo con il compito di vigilare sul rispetto delle leggi da parte degli operatori. Questo ha determinato una maggiore tutela per il consumatore, che ora è agevolato nell’identificazione dei portali legali. Tutto questo grazie ad un logo presente sulle pagine dei siti, posto direttamente da Aams. Una vera e propria certificazione di legalità che, se mancante, deve risultare come un campanello d’allarme per il giocatore.
Un aspetto per cui invece c’è ancora molto da lavorare, è quello della regolamentazione delle pubblicità del gioco d’azzardo. In questa situazione si è fatto un mezzo passo falso. In un primo momento infatti, il Decreto suddetto aveva completamente vietato ogni forma di sponsorizzazione. Divieto successivamente ridimensionato dopo le rimostranze degli operatori, a cui è stato infine permesso attraverso determinati canali di informare correttamente il consumatore.

