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“Per un Sanremo senza discriminazioni di genere”: il sindaco lancia la petizione

di Redazione
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“Per un Sanremo senza discriminazioni di genere”: è questo il titolo della petizione lanciata dal sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, insieme alla consigliera provinciale Olga Ciaramella, sulla piattaforma Change.org e diretta a Elena Bonetti, ministro per le Pari opportunità e per la famiglia, e alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

La petizione nasce per chiedere l’esclusione dal Festival di Sanremo di Junior Cally, il rapper, che in alcune canzoni riporta frasi inneggianti la violenza e il femminicidio.

“Abbiamo voluto sensibilizzare il Ministro per le Pari opportunità Elena Bonetti e la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi con una petizione perché siamo preoccupati che il Festival di Sanremo questo anno dia voce a chi ha diffuso messaggi denigratori nei confronti delle donne – spiega il sindaco. Sanremo, vetrina nazional popolare per eccellenza, non può essere un palcoscenico per soggetti che hanno inneggiato alla violenza, allo stupro, al femminicidio, reati previsti dal nostro Codice penale. Alle istituzioni, alle commissioni, alla scuola, tocca il compito di interrogarsi sui significati e sulle conseguenze che tali messaggi possono provocare sui nostri ragazzi. Credo che compito di tutte le agenzia di formazione, e della televisione in primis, sia proporre modelli positivi. Mi sembra che gli autori del Festival di Sanremo abbiano commesso un errore a cui, ci auguriamo, possano rimediare prima possibile“.

Ecco il testo integrale della petizione:

“I sottoscrittori di questa petizione ritengono inaccettabile che i media, in particolar modo la Rai, che essendo un servizio pubblico dovrebbe promuovere la divulgazione dei principali valori previsti dal nostro ordinamento giuridico, dia visibilità a chi ha diffuso messaggi denigratori nei confronti della donna.

Sanremo non può essere un palcoscenico per persone che hanno inneggiato alla violenza, allo stupro, al femminicidio, reati previsti dal nostro codice penale. Alle istituzioni, alle commissioni, alla scuola, tocca il compito di interrogarsi sui significati e sulle conseguenze che tali messaggi possono provocare sui nostri ragazzi. E’ dovere delle istituzioni proteggere le categorie più a rischio come i giovani, che potrebbero ravvedere in questi individui modelli negativi da imitare.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui ogni tre giorni viene uccisa una donna e ogni 15 minuti una donna è vittima di violenza, tali messaggi andrebbero banditi da tutti i mezzi di comunicazione. Le istituzioni hanno il dovere morale di non sottovalutare l’accaduto, ma esprimere tutto il loro dissenso in merito all’utilizzo di frasi sessiste e discriminatorie.

E’ anche per tale motivo che non condividiamo la posizione del direttore artistico del Festival di Sanremo e della Rai nelle scelte fatte. In pochi minuti si vanifica e si tradisce l’impegno quotidiano di tutti coloro che con abnegazione ed empatia, lottano con e per le donne vittime di violenza.

Riteniamo quindi che non sia sufficiente per la Rai prendere verbalmente le distanze da queste scelte, e si chiede che ogni sera venga trasmesso un chiaro messaggio contro la discriminazione in attuazione della Convenzione di Istanbul e dei numerosi documenti che combattono la violenza e ogni tipo di atteggiamento che possa incitare a veicolarla, privilegiando la diffusione di messaggi della cultura, del rispetto e della solidarietà nei confronti della donna e del ruolo che essa ricopre nella società“.

Per sottoscrivere la petizione, è possibile cliccare qui: http://chng.it/vRb5nkwqMd

1 commento

Maria Rita 1 Febbraio 2020 | 08:49 - 08:49

Si è abdicato al buon senso, all’ educazione, all’ etica, alla professionalità. E si offende l’ arte. E lo sta facendo un’ emittente di stato, pagata anche da noi. Sì dovrebbe ponderare bene anche la competenza e lo ” spessore” del conduttore, che sarebbe da multare e non da pagare con esagerati compensi. Mancano i fondi per interventi in campo educativo ( a partire dalla scuola,) e se ne sperperano tanti per sdoganare la diseducazione. E qui si tratta di questo: non è semplicemente maleducazione, ma vera e propria diseducazione.

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