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CineVisioni: la recensione di Tuo, Simon

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Tutti meritano una grande storia d’amore. Ma nel caso del diciassettenne Simon Spier (Nick Robinson), protagonista di Tuo, Simon, il film diretto da Greg Berlanti, non è così semplice.

Il giovane ragazzo sta vivendo i duri anni del liceo e, soprattutto, non ha ancora rivelato ai suoi familiari e amici di essere gay, sopportando ogni giorno il peso di un segreto che deve custodire finché non riuscirà a dichiararlo.
Decide di esporsi solo nel mondo virtuale, iniziando a flirtare online con un compagno di classe di cui non conosce l’identità e che si nasconde sotto lo pseudonimo di “Blue”.
Qualche scambio di mail si trasforma così in un vero e proprio innamoramento, dolce e passionale. Un imprevisto, però, potrebbe sconvolgere l’esistenza di Simon: un’email destinata alla sua cotta finisce accidentalmente nelle mani sbagliate e il suo segreto rischia di diventare di pubblico dominio.
Il ragazzo si ritrova così incastrato in una situazione complicata e ansiogena, che lo espone a continui rischi, soprusi, minacce e ricatti da parte dei bulli della sua classe, che lo tengono in pugno. In particolare, si accanisce su Martin (Logan Miller), il tipico teppistello che cerca di nascondere le sue insicurezze e i suoi problemi relazionali sotto la maschera dell’aggressività.

Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo Non so chi sei, ma io sono qui (Simon vs. the Homo Sapiens Agenda) di Becky Albertalli. Il regista del film, Greg Berlanti, ha al suo attivo solo due lungometraggi prima di questo e distanziati di ben 10 anni l’uno dall’altro. Ciononostante, la Fox 2000 Pictures ha messo a disposizione 17 milioni di dollari per la realizzazione della pellicola.

Tuo, Simon si posiziona nel nutrito gruppo di storie d’amore adatte ai minorenni, di cui sono stati e saranno sempre pieni i cinema. La novità, però, è che il protagonista principale è gay. In tal senso, la scelta del regista potrebbe essere stata condizionata dal fatto che il lungometraggio d’esordio di Berlanti, Il club dei cuori infranti, aveva proprio una tematica gay (ed anche il regista lo è).

E’ chiaro che l’intento del regista e quello degli sceneggiatori era quello di far risaltare la sessualità del protagonista su tutto. Ma per fare questo hanno privato il povero Simon di qualunque accenno di personalità: vive in una casa da medio-alta borghesia ma di buon gusto, ama la sua adorabile sorellina ed i propri genitori perfetti. a scuola, va d’accordo con tutto il corpo studentesco, preside compreso. Guida una Subaru station wagon, che usa per dare passaggi ai propri amici e comprare da bere da Starbucks. Insieme scuotono la testa al suono della musica dei Bleachers. Ecco perché quando tutti sembrano notare un cambiamento di personalità del protagonista, a noi spettatori risulta piuttosto difficile capire.

Tuo, Simon è un buon tentativo ed alla fine un film nella media. Peccato, perché se il protagonista fosse stato caratterizzato meglio si tratterebbe di una piccola perla, anche se non particolarmente preziosa. In questo caso la firma di Simon è semplicemente sul certificato di aurea mediocritas.

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