Individuare e certificare le competenze che un volontario sviluppa nel suo impegno per le associazioni, valorizzare il suo contributo al fine di poterlo indirizzare verso ruoli adatti e facilitare la mobilità interassociativa. Restituire a chi fa volontariato la percezione che non solo offre il suo contributo alla comunità, ma che al tempo stesso sviluppa competenze utili per la sua vita, provata e professionale, e per le sue scelte.
Sono questi gli obiettivi che hanno portato la delegazione Cesvot di Grosseto a ideare il “Passaporto del volontario”, un progetto innovativo che permetterà in futuro, anche su scala nazionale, di venire incontro alle esigenze delle associazioni di volontariato, migliorando la capacità di accogliere i volontari, aumentando il loro benessere e la percezione di efficacia delle loro azioni.
Attraverso il percorso di costruzione del “Passaporto del volontario” sarà possibile riflettere su quelle competenze che in ogni associazione di volontariato, indipendentemente dal settore di appartenenza, vengono sviluppate: la capacità di accoglienza, di comunicazione interna ed esterna, di gestione di rapporti interpersonali di gestire le situazioni di emergenza. Si tratta di competenze trasversali all’azione di volontariato a cui si aggiungono quelle specifiche settoriali.
Un patrimonio di competenze che possono essere codificate e restituite ai volontari e al tempo stesso una ricognizione utile alle associazioni che potranno incrociarle con le loro aree di bisogno per lo sviluppo dei servizi e collocare al meglio l’impegno dei volontari. C’è infatti un’area vasta di soggetti che non sono impegnati in associazioni, ma che offrono contributi significativi, spesso a termine e senza coordinamento e valorizzazione.
Il progetto ha quindi come obiettivo quello di dare risposte concrete, agevolando la costruzione di nuovi patti tra associazioni e volontari sulla base del riconoscimento delle competenze sviluppate nel corso dell’esperienza del volontario, oltre che sulla condivisione valoriale del senso che quelle esperienze hanno e producono nella vita delle persone.
Per questa via si apre per la prima volta la possibilità di riconoscere le competenze professionali che si formano nel mondo del volontariato, assimilabili alle figure professionali riconosciute nel mondo della formazione, attraverso la definizione di un sistema per la ricostruzione e certificazione delle competenze sviluppate nel volontariato, analogamente a quanto sta avvenendo per le esperienze maturate in ambito lavorativo. Perché l’assunto di base è che l’esperienza, ovunque sia maturata, produce competenze utili alle persone.
In questo quadro, Cesvot dovrebbe candidarsi sia a presentare le figure professionali dei volontari per il riconoscimento, in quanto agenzia formativa accreditata, sia a validare conoscenze e capacità per la loro certificazione.
“In Toscana ci sono 1.178 volontari ogni 10.000 abitanti. Un numero del 30% superiore rispetto alla media italiana (801). Questo significa che in Toscana abbiamo un vero e proprio patrimonio di risorse umane impegnate nel volontariato”. Spiega Andrea Caldelli, presidente della delegazione Cesvot di Grosseto.
“Il ‘Passaporto del volontario’ – continua Caldelli – permetterebbe di coordinare al meglio le competenze disponibili e il tempo che questi volontari mettono a disposizione delle loro comunità, contribuendo al miglioramento complessivo della macchina del volontariato toscano, affrontando così le difficoltà e le richieste delle associazioni e allo stesso tempo agire tempestivamente in situazioni di emergenza. Se applicato, questo progetto potrebbe davvero rappresentare una novità importante nel mondo del terzo settore, uno strumento di dialogo con le nuove generazioni di volontari ed anche con il mondo del lavoro e sarebbe un sistema in grado di risolvere tante problematiche aperte con cui ci confrontiamo ogni giorno”.
“Il volontariato è un lavoro a tutti gli effetti – spiega Angiolo Falsini, esperto in orientamento –: proprio per questo, abbiamo tipizzato alcune conoscenze tipiche degli iscritti alle associazioni del territorio per poterle certificare. Il nostro obiettivo è quello di attestare al volontario una serie di competenze e di saperi spendibili anche nel mondo del lavoro. La nostra realtà economica richiede infatti alcune abilità specifiche che l’ambito della scuola, e dell’istruzione in generale, non fornisce: si tratta di competenze che solo determinate categorie di persone hanno affinato proprio perché inserite all’interno di associazioni di volontariato“.
“Ad esempio – conclude Falsini – un volontario sa offrire accoglienza, è capace di lavorare in un gruppo e di coordinare le varie attività, è abile nel garantire un servizio agli altri. Il significato di competenza sta nel saper fare bene qualsivoglia mansione ed è giusto che questa venga certificata affinché non rimanga fine a sé stessa“.
Nella foto: Andrea Caldelli e, a destra, Angiolo Falsini

