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Tari, Confesercenti: “Comuni, Provincia e associazioni devono essere uniti per contrastare aumenti”

di Redazione
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Grosseto. La Tari continua ad essere la bestia nera degli esercenti. «Tutti gli anni dobbiamo sottostare agli aumenti: dal 2019 la tassa e raddoppiata»: Massimiliano Mei, presidente provinciale di Confesercenti, entra nella questione Tari, vecchio cavallo di battaglia proprio dell’associazione di categoria che lo scorso anno aveva anche lanciato la campagna “Chiuso per Tari”.

In merito alla polemica in corso e che vede contrapposti alcuni Comuni, Mei precisa: «Comuni, Provincia, associazioni di categoria devono remare tutti nella stessa direzione, in maniera unita e concorde per migliorare il sistema. È inutile e anzi dannoso farsi la guerra, perché così la nave continua ad affondare e nessuno spala l’acqua».

Lo scorso anno Confesercenti ha organizzato un incontro con la Provincia: «Eravamo rimasti che si sarebbero studiate delle soluzioni, ma il problema resta», spiega Mei

«È un sistema che va avanti con con l’aumento delle tariffe puntualmente scaricate sugli utenti privati e soprattutto sulle attività che di fatto non possono fare nulla per ovviare al problema, visto che viviamo in una situazione di monopolio. Tra l’altro il costo non dipende dalla spazzatura prodotta, ma dal tipo di attività e dai metri quadri: ad esempio, una pizzeria di 80 metri quadri paga quasi 3mila euro, ma ci sono attività che superano abbondantemente i 10mila euro – prosegue Mei -. Sono anni che gli aumenti vengono giustificati dagli investimenti, investimenti che in un futuro dovrebbero incidere (positivamente) sulle tariffe, ma il frutto di questi investimenti quando li vedremo? Di fatto sembra che l’unico modo che hanno i Comuni per non subire questi aumenti sia quello di rinunciare ai servizi: meno spazzamenti, meno svuotamenti, con la conseguenza di un peggioramento della qualità del servizio stesso».

Mei ricorda come, in un quadro generale di aumenti (tra cui il gasolio) che fa salire i costi, prima o poi questo si riverbera anche sui prodotti venduti all’utente finale. Ossia il cittadino. Un cane che si morde la coda: «Quando tali aumenti saranno insostenibili le attività chiuderanno e questo, anche per i Comuni, significherà oltre che desertificazione, minori introiti nelle casse. Tra l’altro i sindaci ci dicono che non dipende da loro, che la colpa è di Sei Toscana in un continuo scaricabarile. Quindi bisogna mettere mano alla legge: se non dipende da Comuni e Provincia, allora saliamo a livello regionale o nazionale».

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