Firenze. “L’assenza di un Centro di permanenza per il rimpatrio in Toscana è costata a Grosseto circa 250 giornate lavorative di agenti che avrebbero potuto invece svolgere funzioni di controllo sul territorio in 14 mesi, oltre ai costi economici. Realizzare un Cpr nella nostra regione significa più agenti sul territorio, meno immigrati irregolari in strada, meno pressione sui Centri di accoglienza straordinaria e sulle carceri. A beneficiarne sarebbe tutta la regione e in particolare la nostra provincia, dietro soltanto alle province più grandi della Toscana per richieste di posti nei cpr attivi in Italia. Dire pregiudizialmente “no” come sta facendo la sinistra significa non tanto fare un dispetto al Governo, ma un torto ai toscani e ai pratesi per bene che chiedono giustamente maggiore sicurezza”.
Così il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Luca Minucci commentando i dati relativi ai rimpatri nelle province toscane ed in particolare in quella di Grosseto. Dal 31 dicembre a metà marzo a Grosseto ci sono state 109 richieste di trasferimenti nei cpr. A queste richieste sono seguiti 39 trasferimenti effettivi (perché mancano i posti a livello nazionale, per ragioni di inidoneità e altro).
“L’accoglimento delle richieste dipende, oltre che dallo stato di salute degli immigrati, anche dalla disponibilità di posti nei centri: un Cpr in Toscana aumenterebbe la capienza complessiva e faciliterebbe i rimpatri, in particolare dalla nostra regione. Inoltre, permetterebbe di ridurre moltissimo l’impegno di agenti per i trasferimenti nei centri, distanti centinaia di chilometri dalla Toscana. Per ogni trasferimento sono impiegati dai due ai tre agenti per due o tre giorni, a seconda del Cpr indicato. Agenti che con un centro in Toscana sarebbero impiegati per un solo giorno. Ecco perché un Cpr in Toscana non è utile, ma necessario. Per Grosseto e per tutta la regione“, conclude Minucci.

