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Pasta, il plauso di Coldiretti: “Con l’obbligo dell’etichetta solo 1 pacco su 3 è straniero”

di Redazione
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Finalmente sarà possibile smascherare l’inganno di un pacco di pasta su tre che è fatto con grano straniero senza indicazione, come pure per un pacco di riso su quattro, dopo il boom delle importazioni da Paesi asiatici, come il Vietnam, che ha aumentato le proprio esportazioni di riso in Italia del 346% nel 2016”.

E’ quanto ha affermato il direttore della Coldiretti di Grosseto, Andrea Renna, nel commentare positivamente l’avvio della procedura formale di notifica dei decreti dai Ministri delle politiche agricole, Maurizio Martina, e dello sviluppo economico, Carlo Calenda, per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta e il riso, come anticipato alla manifestazione della Coldiretti davanti al Ministero delle politiche agricole.

L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia del vero Made in Italy – continua Renna -. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti”.

L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che, con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare, ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. Da allora molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa, ma l’etichetta non indica la provenienza degli alimenti, dai salumi al concentrato di pomodoro ai sughi pronti, dai succhi di frutta fino alla carne di coniglio.

Con l’etichettatura di origine obbligatoria anche per la pasta e per il riso si realizza un passo determinante nella direzione della trasparenza dell’informazione ai consumatori in una situazione in cui però 1/3 della spesa degli italiani resta anonima.

L’Italia, sotto il pressing della Coldiretti, ha fatto scattare il 19 aprile scorso l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy, mentre a partire dal primo gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina, dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca.

Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.

Si auspica ora che possa concludersi al più presto l’iter comunitario per pasta e riso per combattere la concorrenza sleale dei prodotti stranieri spacciati per italiani che stanno provocando una crisi senza precedenti nel settore cerealicolo” ha concluso Renna.

L’etichetta di origine sulla spesa degli italiani

Cibi con l’indicazione di origine               E quelli senza

Carne di pollo e derivati                             Salumi

Carne bovina                                                Carne di coniglio

Frutta e verdura fresche                              Carne trasformata

Uova                                                               Frutta e verdura trasformata

Miele                                                               Derivati del pomodoro diversi da passata

Passata di pomodoro                                   Sughi pronti

Pesce                                                               Pane

Extravergine di oliva

Latte/Formaggi

Pasta in itinere

Riso in itinere

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