Grosseto. Il carbon farming rappresenta una delle frontiere più interessanti per il futuro dell’agricoltura europea, ma il percorso che dovrebbe trasformare gli assorbimenti di carbonio in una nuova opportunità economica per le imprese agricole è ancora lontano dall’essere definito.
È la posizione di Confagricoltura Grosseto che, analizzando il quadro normativo europeo e nazionale in evoluzione, invita le aziende maremmane ad affrontare il tema con attenzione e consapevolezza, evitando impegni prematuri in un contesto ancora caratterizzato da molte incognite.
Il punto di partenza è il Regolamento europeo Crcf (Carbon removal and carbon farming), che istituisce un quadro volontario per la certificazione degli assorbimenti di carbonio e dei benefici climatici generati da attività agricole e forestali. L’obiettivo è valorizzare economicamente il contributo che le imprese possono offrire alla lotta contro i cambiamenti climatici, aprendo la strada a un mercato dei crediti di carbonio.
Tuttavia, il sistema è ancora in fase di costruzione. Mancano infatti molte delle regole tecniche necessarie per rendere operativo il meccanismo: non sono state ancora definite le metodologie definitive per il calcolo degli assorbimenti di CO₂ nei suoli agricoli e nelle foreste, non esistono baseline standardizzate e non sono ancora disponibili schemi di certificazione riconosciuti a livello europeo.
“Il carbon farming può essere una grande opportunità anche per le aziende agricole della Maremma – afferma il presidente di Confagricoltura Grosseto, Attilio Tocchi – perché il nostro territorio dispone di un patrimonio agricolo e forestale che, grazie a pratiche sostenibili e innovative, può contribuire concretamente agli obiettivi ambientali europei. Tuttavia, oggi siamo ancora in una fase di costruzione delle regole e sarebbe un errore creare aspettative che il mercato non è ancora in grado di soddisfare”.
Le incertezze riguardano anche l’aspetto economico. Non sono ancora chiari i costi di progettazione, certificazione e monitoraggio, così come non è definito il valore che i futuri crediti di carbonio potranno avere sul mercato. Rimangono inoltre aperte questioni importanti come la durata degli impegni richiesti alle aziende e la quota di crediti eventualmente destinata ai meccanismi di garanzia. Secondo Confagricoltura Grosseto, particolare attenzione deve essere riservata alle aziende che negli anni hanno già investito in sostenibilità ambientale.
“In Maremma molte imprese hanno da tempo adottato pratiche virtuose di gestione del suolo, riduzione degli input e tutela dell’ambiente – prosegue Tocchi –. È fondamentale che il futuro sistema non finisca per penalizzare proprio chi ha investito prima degli altri nella sostenibilità. Gli agricoltori che hanno già fatto la loro parte devono vedere riconosciuto il valore del lavoro svolto e non trovarsi svantaggiati rispetto a chi parte oggi da condizioni meno avanzate”.
Nel frattempo, la Commissione Europea sta lavorando anche alla costruzione di un vero e proprio mercato volontario dei crediti di carbonio, coinvolgendo soggetti interessati all’acquisto delle certificazioni ambientali, tra cui istituti finanziari, industrie agroalimentari e grandi imprese. Anche in questo caso, però, il percorso è ancora in fase di sviluppo e non esistono indicazioni certe sulla futura domanda di mercato. A livello nazionale la situazione non è molto diversa. Pur essendo disponibili alcune linee guida, soprattutto nel settore forestale, manca ancora un sistema completo che comprenda un registro nazionale dei crediti, procedure di certificazione riconosciute e un coordinamento strutturato con il quadro normativo europeo.
Per questo Confagricoltura Grosseto invita le imprese a valutare con estrema cautela eventuali proposte commerciali già presenti sul mercato. “Il consiglio che rivolgiamo agli imprenditori agricoli è quello di non sottoscrivere oggi contratti di lunga durata o accordi che promettono certificazioni non ancora riconosciute dal futuro quadro europeo – sottolinea Tocchi –. È necessario attendere che le regole siano definite in modo chiaro e trasparente. Solo allora sarà possibile valutare con precisione costi, benefici e reali opportunità per le aziende”.
Ciò non significa rimanere fermi. Anzi, secondo Confagricoltura Grosseto questo è il momento giusto per prepararsi al cambiamento, investendo in pratiche di agricoltura conservativa, rigenerativa, agroforestazione e gestione sostenibile dei suoli.
“Le aziende maremmane hanno tutte le potenzialità per essere protagoniste di questa nuova fase – conclude il presidente di Confagricoltura Grosseto –. Prepararsi oggi significa arrivare pronti quando il mercato sarà realmente operativo. Il carbon farming potrà diventare uno strumento importante di integrazione del reddito agricolo, ma perché ciò avvenga servono regole certe, credibili e uguali per tutti. Prudenza oggi significa fare scelte più solide e sostenibili domani”.
Per Confagricoltura Grosseto il messaggio è chiaro: questa è una prospettiva concreta e interessante per il futuro dell’agricoltura, ma prima di trasformarsi in una reale opportunità economica dovrà essere accompagnato da un sistema normativo completo, affidabile e condiviso a livello europeo.

