Home Costa d'argento“Ricrionne”: il dialetto portosantostefanese de Li Bindoli in scena a Borgo Carige

“Ricrionne”: il dialetto portosantostefanese de Li Bindoli in scena a Borgo Carige

di Redazione
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Sabato 22 aprile, alle 21.15, al cinema della Sala Tirreno di Borgo Carige, nel comune di Capalbio, tornano Li Bindoli, con la nuova commedia per la stagione teatrale 2017 “Ricrionne“, da tradursi in “Mi ricreo, mi svago, mi rilasso”, progetto e testi ancora una volta di Susy Cecchi (nella foto), che non solo scrive sceneggiature e recita, ma dipinge anche preziose opere dedicate alla natura.

Lo spettacolo

La commedia ha due ambientazioni completamente diverse e riguarda le avventure tragicomiche di una famiglia proletaria santostefanese, formata da padre, madre e due figlie, che prova a trasformarsi in imprenditrice con l’interessamento della sorella della madre. Come si sa, per mandare avanti un’impresa è necessario il personale e questo viene trovato nell’ambito di una parentela molto variopinta e tra curiose amicizie, non da meno dei protagonisti. Se questo non basta, intervengono nella storia due integerrimi ed inflessibili rappresentanti delle forze dell’ordine …. Finale a sorpresa, risate assicurate per tutto il tempo, commedia da non perdere.

Gli attori

In scena i bravissimi attori Monica Lavoratori (Umbertina, la madre), Cristina Lombardelli (Anna, la sorella di Umbertina), Gianni Loffredo, detto Giova (il babbo), Francesca Casalini e Samantha Cimino (le figlie), Francesco Schiano (Primo, lo zio materno), Emanuele Cerulli (Franco, il tassista), Simonetta Ballerano (la vicina), Angelo Galatolo (Maresciallo dei Carabinieri), Giuseppe Trombì, detto Pepè (Maresciallo della Guardia di Finanza), Paola Iannetti (la cliente inglese) e Renzo Vitelli, che è anche il regista della commedia (Francesco, lo zio paterno).

Li Bindoli

La compagnia Li Bindoli, una delle eccellenze di storia, arte e cultura dell’Argentario, è un gruppo di animazione teatrale nato nel 1993 con lo scopo di promuovere e diffondere il teatro dialettale locale senza finalità di lucro: infatti, gli eventuali incassi delle rappresentazioni vengono interamente devoluti in beneficenza.

La storia della compagnia inizia nel lontano 1986 sotto l’egida di Don Angelo, l’attuale Cardinal Comastri: Mauro Cerulli, tuttora valido componente della compagnia, con la collaborazione di Giancarlo Capitani, mette su un piccolo sceneggiato in santostefanese dal titolo “Il Parentato”. La rappresentazione ha un successo strepitoso e così il gruppo prosegue l’attività teatrale, mettendo in scena altre esilaranti commedie, come “La Stombolata”, vicende e problemi familiari intorno al gioco natalizio, “Venilio la lesina” e poi la commovente commedia “Anacleto di Tavoletta”, imperniata sui racconti di un nonno al nipote del tempo di guerra.

Dopo la costituzione ufficiale della compagnia, altre commedie riscuotono successo: “Le Paranze a mare ‘sintuzzino” di Renzo Vitelli, rappresentazione ambientata tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, con le vicende di una famiglia di pescatori con il capofamiglia proprietario di una paranza a vela che non vuole adeguarsi  al progresso della motorizzazione nelle barche, nei dialoghi si esorcizza anche la morte rendendola comica;  “Il Barzoletto”, sempre di Renzo Vitelli, commedia ambientata in un piccolo slargo tra i vicoli di paese, luogo di  pettegolezzi e piccole storie nel procedere della vita; “La malenserviziata” di Susy Cecchi, dove si raccontano le vicende con situazioni esilaranti di una famiglia anni Cinquanta legata al mondo contadino; “L’eredità”, ancora di Susy Cecchim che narra di una famiglia poco abbiente e l’eredità ricevuta da una zia emigrata molti anni prima, gags a non finire e finale a sorpresa; “L’eredita’ inaspettata” di Mauro Cerulli, sceneggiata liberamente tratta dalla commedia di Gilberto Govi “Sotto a chi tocca”.

L’anno scorso hanno avuto molto successo le tante rappresentazioni della commedia “Tranva c’è!”, da tradursi “Qui gatta ci cova, c’è sotto qualche inganno”, commedia di Susy Cecchi per la regia di Renzo Vitelli. Gli interi incassi delle ultime rappresentazioni sono stati destinati a sostegno delle persone in difficoltà dei territori del Centro Italia colpiti dal recente terremoto.

I prossimi appuntamenti

Dopo la prima teatrale del 22 aprile al cinema della Sala Tirreno di Borgo Carige, a Capalbio, la stagione teatrale estiva dei Li Bindoli prosegue il 13 e 14 maggio  all’auditorium ex Onmi di Porto Santo Stefano, il 20 maggio alla sala parrocchiale della chiesa Maria Santissima delle Grazie di Albinia, il  7 agosto a Porto Santo Stefano, al centro culturale Don Pietro Fanciulli,  il 19 agosto  a Capalbio, in piazza Magenta, e il 9 settembre, a Porto Santo Stefano, di nuovo al centro culturale Don Pietro Fanciulli.

Come sempre, gli incassi di tutte le rappresentazioni verranno devoluti in beneficenza: si chiamano Li Bindoli, cioè scherzosi birbanti, ma hanno un cuore grande grande.

Nota per gli spettatori forestieri: in tutta l’area dell’Argentario, nella pronuncia delle parole si tende ad allungare la vocale tonica, vengono troncate le desinenze verbali del modo infinito come nel dialetto romano, alcuni termini e modi di dire sono comuni al dialetto toscano, parlato sia nell’entroterra che lungo la costa, e alcune inflessioni derivano anche dalla lingua castigliana.

Al riguardo, vanno evidenziati gli studi e le ricerche di lessicografia e dialettologia di monsignor Pietro Fanciulli, che, in collaborazione con Tristano Bolelli, ha fatto parte di un gruppo specializzato per lo studio dei dialetti toscani. Dopo molti anni di lavoro, il risultato delle lunghe ricerche si è concretizzato nella pubblicazione del Vocabolario di Monte Argentario e Isola del Giglio: con questa opera, il parlare dell’Argentario è stato elevato a livello scientifico e citato nelle opere e negli studi di linguistica e di dialettologia, in Europa e nel mondo.

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