Home GrossetoAttualità GrossetoE’ morta mamma Irene di Nomadelfia, vescovo Rodolfo: “Con lei è nata una forma profetica di maternità”

E’ morta mamma Irene di Nomadelfia, vescovo Rodolfo: “Con lei è nata una forma profetica di maternità”

di Redazione
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Ieri sera, nella solennità di Pentecoste, Irene Bertoni, prima mamma di vocazione e assieme a don Zeno cofondatrice di Nomadelfia, è partita per la vita eterna.

Irene nasce a Mirandola il 6 febbraio 1923. Entra in Nomadelfia, allora Opera Piccoli Apostoli il 21 luglio 1941. Aveva 18 anni, al tempo era minorenne ed era studentessa liceale.

L’8 dicembre 1941, Irene, si presenta al Vescovo con due figli. Gli dice: “Non sono nati da me, ma è come se li avessi partoriti io”. Le sono stati affidati da don Zeno. Il Vescovo benedice questa giovane, e in lei benedice una maternità virginea, non dalla carne o dal sangue, ma dallo spirito e dalla volontà.

La famiglia di Irene verrà benedetta poi nel giorno di Natale del 1941.

Sembra un fatto da poco, ma con Irene nasce nella Chiesa e nel mondo una nuova figura: vergini non consacrate, che rinunciano al matrimonio per accogliere figli abbandonati. Sono le “Mamme di vocazione”.

Altre donne la seguono. Dopo pochi anni si uniscono a loro anche famiglie di sposi, tutte disponibili ad accogliere figli che si trovino in stato di abbandono.

Questi figli vengono accolti in Nomadelfia, e sono affidati all’altare alle mamme di vocazione o alle famiglie di sposi con le parole che Gesù rivolse dalla croce alla Madonna e a S. Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre”.

Per oltre cinquant’anni circa Irene è a Roma e cura i rapporti con la S. Sede e con lo Stato Italiano. Ha incontrato in questo periodo sia i vari papi (Pio XII, Giovanni XXIII, in particolare Giovanni Paolo II e anche papa Francesco) che i Presidenti della Repubblica Italiana. Nel corso della sua esistenza ha donato la maternità a 58 figli.

“Grati e riconoscenti al Signore della vita per il dono totale della sua esistenza in favore dell’infanzia abbandonata, affidiamo a Lui mamma Irene di Nomadelfia, che insieme a don Zeno contribuì a fondare la comunità dove la fraternità è legge”. Con queste parole il vescovo Rodolfo esprime il cordoglio della Chiesa di Grosseto per la morte di mamma Irene, deceduta a Roma, dove ormai viveva stabilmente dagli anni ’70 nella casa donata a Nomadelfia dal Beato Paolo VI.

Di lei più volte don Zeno ha detto: “Se non fosse arrivata Irene avrei chiuso”.

“Con Irene – prosegue il Vescovo – è nata una forma nuova e profetica di maternità, quella delle mamme di vocazione, donne che nella loro esistenza si sono prese cura di bambini che non avrebbero avuto alcun altro affetto, crescendoli, facendoli diventare donne e uomini cristiani. Di questo servizio dobbiamo essere grati a Irene e a tutte le mamme di vocazione che Nomadelfia ha generato e offerto al nostro tempo. In lei – conclude mons. Cetoloni – vediamo il segno forte di una cristiana che ha saputo prendere sul serio il Vangelo, la chiamata alla fecondità di vita, che è di tutti, e il rispetto per ogni esistenza, di cui si è fatta carico amandola e curandola in quella logica evangelica dell’attenzione ai più piccoli, a coloro cioè che oggi Papa Francesco ci indica come gli ‘scarti’ di una società che continua a marginalizzare e tende ad escludere, a scartare appunto”.

I funerali si svolgeranno mercoledì 18 maggio a Nomadelfia alle 10.30

Il cordoglio del sindaco Bonifazi

“Voglio esprimere il mio cordoglio per la scomparsa di Irene Bertoni, la prima mamma di vocazione nonché cofondatrice di Nomadelfia – dichiara il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi. Una perdita per l’intera comunità, un simbolo di impegno e di dedizione verso gli altri. Se Nomadelfia ha rappresentato e rappresenta una meravigliosa storia di amore per il prossimo e per l’infanzia abbandonata, lo si deve naturalmente alla figura di Don Zeno ma anche all’esempio di persone straordinarie come mamma Irene“.

Il cordoglio del candidato a sindaco Mascagni

“Non ho conosciuto personalmente mamma Irene di Nomadelfia, ma di lei ho potuto apprendere la forza di volontà, il coraggio e anche la sana ‘follia’, tipica di tutti coloro che inseguono caparbiamente ideali grandi, investendo come lei su una fede religiosa, piuttosto che su valori umani. È stata una donna forte e coraggiosa Irene Bertoni, è stata una madre che a questa missione ha dedicato un’esistenza intera; è stata un esempio di cosa significhi vivere non solo per se stessi, in un atteggiamento di generosità che non si conquista una volta per sempre ma richiede un lavoro continuo su se stessi. Mi piacerebbe che Grosseto non dimenticasse Irene e la lezione che ci lascia. Mi piacerebbe che Grosseto si facesse carico, anche con lei, di quel dovere della memoria che non è mai esercizio inutile, perché ci aiuta a tenere viva l’attenzione su chi con la dua storia personale può dire a noi oggi come vivere la storia collettiva. Fatta spesso di tanti singoli gesti buoni, forti, coraggiosi”.

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