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Il centro autismo di Grosseto non chiude: le soluzioni della Usl

di Redazione
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Il centro autismo di Grosseto non chiude e continuerà a garantire i servizi in nuovi e più ampi locali.
Non solo, ma sono al vaglio della Direzione aziendale progetti per nuove attività e per la prosecuzione della presa in carico dei pazienti dopo i 16 anni.

La Direzione sanitaria della Usl Toscana sud est ha incontrato ieri pomeriggio i professionisti che seguono il Centro e, ieri sera, il direttore sanitario, Simona Dei, accompagnata dal direttore della Zona distretto Area grossetana, Fabrizio Boldrini, ha partecipato all’assemblea organizzata da un gruppo di genitori di bambini e ragazzi autistici, alla Casa famiglia Il Sole, a Grosseto.

In sintesi, il futuro del Centro autismo si disegna in tre step:

il primo, nel breve periodo, prevede le risposte immediate alle questioni più urgenti, il personale e i locali in cui vengono svolte le attività. Nel primo caso, l’Azienda ha già firmato tre bandi di mobilità per altrettanti neuropsichiatri, in modo da riportare al completo il pool di professionisti della Neuropsichiatria infantile e dare risposte anche ad altri problemi, che si sono verificati per le visite e le diagnosi non solo per i disturbi dello spettro autistico.
I locali sono quelli della sede del distretto di Gorarella a Grosseto, sono già nella disponibilità dell’Azienda e il ritardo nello spostamento del Centro da via Don Minzoni è dovuto ad alcuni aspetti tecnici contingenti.

Il secondo step, nel medio periodo, prevede di implementare i percorsi riabilitativi e terapeutici di gruppo, a integrazione della terapia individuale, con le famiglie al fianco degli operatori sanitari. In altre realtà, infatti, questo sistema ha dato risultati significativi per il recupero dei pazienti.

Infine, nel lungo periodo, la sfida è quella di dare risposte ad un problema molto sentito dalle famiglie: come proseguirà, cioè, la presa in carico dei pazienti dopo i 16 anni, età alla quale cui si ferma la presa in carico del Centro.
La proposta dell’Azienda è di avviare un percorso con l’associazionismo, ricorrendo a realtà consolidate sul territorio, collaborando attivamente con le famiglie.
Infine, sul tema del cosiddetto “dopo di noi”, cioè l’assistenza quando viene meno la presenza della famiglia, in linea con le indicazioni regionali e con la normativa nazionale in corso di applicazione, l’Azienda si è resa disponibile a  individuare e sostenere progetti condivisi con le famiglie e con la rete delle associazioni.

Immagine di repertorio

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