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Spese Pos, Confesercenti incontra parlamentari per discutere su eccessivi costi

di Redazione
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Confesercenti Grosseto ha raccolto l’appello del presidente regionale di Confesercenti Toscana Nico Gronchi impegnato a frenare gli elevati costi delle transazioni elettroniche. Oggi infatti, in tutta la Toscana, Confesercenti ha presentato ai parlamentari la richiesta di un intervento del Governo che disciplini il costo dei pagamenti con carte di credito e bancomat.

Un costo troppo alto, che pesa – mediamente – per migliaia di euro nelle tasche dei commercianti. Un costo che risulta tra i più alti in Europa e che si ripercuote negativamente in tutte le attività. A Grosseto Barbara Duchi, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confesercenti e componente della Giunta Provinciale, e il direttore Gloria Faragli nella sede di via De’ Barberi hanno incontrato gli Onorevoli Luca Sani (PD), Monica Faenzi (ALA). “Un problema generalizzato – spiega Barbara Duchi– che preoccupa l’intera categoria, anche se i benzinai, i tabaccai,le edicole e tutti coloro che vendono valori per lo Stato sono i più penalizzati”.
Un balzello, quello che pesa sui Pos, a vantaggio del sistema bancario, che adesso è destinato a lievitare alla luce della nuova legge di stabilità che ha abbassato a cinque euro la soglia – precedentemente fissata a trenta euro – per la quale il consumatore può chiedere al commerciante di pagare con la banconota elettronica.
“Il commercio – puntualizza Duchi – è favorevole, in linea di principio, alla diffusione dei pagamenti con carte per due ragioni. La prima attiene al rischio che corrono ad avere contante nelle casse in un momento in cui sale la percezione di insicurezza: alcune categorie, ad esempio i benzinai o i tabaccai sono sovente soggetti a furti e rapine. La seconda è legata alla predisposizione a spendere quindi a favorire la crescita dei consumi. Indagini indicano che la moneta elettronica favorisce i consumi e in un Paese propenso al risparmio l’immaterialità del denaro favorisce la spesa”.
“I commercianti – proseguono dall’associazione di via De’ Barberi – sono favorevoli alla diffusione dei pagamenti tramite i Pos; ciò che pesa negativamente sulla diffusione di questa forma di pagamento è l’eccessivo costo che grava sulle imprese, che non solo frena la diffusione tra i consumatori ma rappresenta una tassa occulta sulle imprese. Con i costi attuali si ‘arricchiscono’ banche e sistemi interbancari che gestiscono le carte, ‘impoverendo’ i commercianti”.
In Italia infatti attualmente il costo medio è 0,7% per i bancomat, e 1,5% per le carte di credito.
A questi costi si devono aggiungere quelli relativi al canone del lettore, 30 euro medi mensili e il costo di accredito nel conto, che se giornaliero ha un costo medio di 1,5 euro al giorno.
“Se sommiamo questi costi – spiega il direttore di Confesercenti – pur in presenza di una relativa diffusione di questa forma di pagamento, in Italia 18-20% dei pagamenti, contro il 40% del resto d’Europa, ogni azienda in media spende 2.000 euro all’anno. Adesso, con la nuova legge di stabilità che abbassa a cinque euro l’eventualità di chiedere il pagamento tramite bancomat e carte, è evidente ipotizzare che la richiesta di utilizzo da parte dei clienti possa lievitare traducendosi in un raddoppio dei costi che gravano sulle imprese”.
Per contenere le spese che ricadono sui commercianti, Confesercenti, ha chiesto quindi ai parlamentari grossetani di farsi interpreti delle esigenze di chi ogni giorno alza le saracinesche in un periodo tra l’altro caratterizzato dalla crisi perdurante. “Ai parlamentari – spiega Barbara Duchi – abbiamo chiesto la rapida applicazione della direttiva europea che prevede la riduzione delle commissioni: 0,2% per i bancomat, e allo 0,3% per le carte di credito; la norma dovrebbe riguardare inoltre tutte le carte, non solo alcune. Inoltre abbiamo chiesto di intervenire sui canoni dei Pos, ritenendo che 30 euro mensili sia un costo decisamente alto. Inoltre, per le aziende che riscuotono per lo Stato quanto percepito a titolo di percentuale delle transazioni e i costi dei canoni devono essere rimborsati tramite un bonus fiscale da riconoscere alle aziende”.

In conclusione per Confesercenti: “Se si vogliono diffondere i pagamenti in forma elettronica più che provvedimenti che ‘obblighino a utilizzare questa forma di pagamento’, occorrono provvedimenti che abbassano decisamente i costi che oggi gravano sulle imprese, a vantaggio del sistema bancario: le imprese a questo titolo mediamente versano al sistema bancario già oggi circa 2.000 euro annui, cifra che si incrementerebbe con la diffusione delle transazioni. Questo è il problema che sta dietro al ritardo in Italia alla diffusione di questa forma di pagamento.
Un pieno di benzina, l’acquisto di un pacchetto di sigarette da un tabaccaio, l’acquisto di una ricarica telefonica, pagato con carta di credito oggi può arrivare a togliere, per darlo alle banche, fino al 50% di quanto percepisce il commerciante che fa la vendita. Ecco perché è urgente intervenire, prima che la norma divenga operativa”.
L’On. Luca Sani, nel ribadire che l’indirizzo del Governo Italiano, di derivazione Europea, è quello di promuovere l’uso dei pagamenti elettronici, anche per ridurre il costo di gestione contante (legato a produzione, trasferimento, lotta alla contraffazione…) ha informato che è già stata presentata nei giorni scorsi in Commissione Finanze una risoluzione sul tema. Nell’incontro di oggi ha assunto l’impegno di chiedere che vi sia un tavolo di confronto su questo tema con la rappresentanza delle imprese .
L’On. Monica Faenzi ha confermato la propria disponibilità a portare all’attenzione del Governo le problematiche delle imprese, a partire da quelle poste nel corso della conferenza stampa da Confesercenti.

 

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