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Il Tar boccia l’Imu agricola, Confagricoltura: “Avevamo ragione noi”

di Redazione
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Sull’Imu agricola avevamo ragione, tanto che il Tar del Lazio ha giudicato incostituzionale la norma perché basa l’esenzione parziale o totale solo in funzione dell’elenco Istat dei Comuni, rispendendo il tutto alla Corte Costituzionale. Fummo i primi a farlo, quando altri si tirarono indietro, salvo poi all’occorrenza salire sul carro dei vincitori, manifestando con Cia in piazza e poi imbastendo una battaglia giudiziaria che ha sortito tali risultati”.

Il presidente di Confagricoltura Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che peraltro sta continuando la battaglia con un ricorso in commissione tributaria, è soddisfatto nel commentare quanto mercoledì ha sentenziato il tribunale amministrativo del Lazio, che ha così recepito il ricorso presentato da diversi Comuni laziali e dal comitato Imu Viterbo, tra cui figura pure Confagricoltura Grosseto.

Ricordiamo che al centro della disputa c’è un decreto, il numero 4 del 2015 che, sostituendo un altro provvedimento già bocciato dal Tar, prende come elemento l’elenco Istat per distinguere i Comuni non montani, dove sono esenti tutti i terreni, da quelli parzialmente, in cui sono esenti solo quelli posseduti da coltivatori diretti e Iap, ai pianeggianti, dove tutti pagano.

Secondo l’ordinanza depositata – spiega ancora Vivarelli Colonnaci sarebbero delle incongruenze palesi come la classificazione di comuni parzialmente montani a 850 metri sul livello del mare o a 40 metri e montani a 285, che comunque non giustificherebbero la bocciatura diretta. Ragione per cui il tribunale, nel richiamare l’articolo 23 della Costituzione, ha eccepito una possibile violazione della riserva di legge per le prestazioni patrimoniali, visto che il discrimine tra terreni paganti ed esenti si rifà all’elenco Istat, redatto su vecchie norme, ormai abrogate”.

Adesso la palla passa alla Corte Costituzionale, che dovrà analizzare la cosa e mettere, finalmente, la parola fine su questa vicenda che gli agricoltori hanno vissuto come una vera a propria vessazione in cui l’oggettività si è dimostrata merce rara.

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