Home Costa d'argentoSabatini: “Stanno uccidendo la pesca sportiva”

Sabatini: “Stanno uccidendo la pesca sportiva”

di Paola Tana
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Praticare la pesca come sport, dal prossimo anno, potrebbe diventare quasi impossibile. E questo per le restrizioni che cadranno sulle spalle dei pescasportivi, sia in termini di pagamento, per usufruire del consumo del tempo libero da dedicare alla pesca, sia per l’aumento delle attrezzature che saranno vietate (palamiti ecc. ecc.).

A mettere in guardia gli amanti di ami e lenze è, su Facebook, Francesco Sabatini, presidente dei Diportisti Orbetello che considera tutto ciò in una ottica, sostiene, “che vuol fare credere ai cittadini, che la responsabilità per la forte diminuzione del pescato di questi ultimi anni, è da attribuire a coloro che con la canna, pescano, quando  li va bene, qualche pesce, e non a coloro che fanno la pesca a strascico sotto costa, disarticolando il processo di accrescimento dello stock ittico. Oppure a coloro, che con centinaia di piccole nasse, hanno fatto sparire dai nostri mari, il polpo, che era, prima dell’ avvento di questa attrezzatura, molto presentei. Per finire – riflette Sabatini – la cosa più assurda, è che a legiferare su questa materia, sono coloro che non hanno la minima conoscenza del mare”.

Pescasportivi in azione

Pescasportivi in azione

Sempre riguardo la nautica sociale, in particolare sul canale di Santa Liberata, la verità, fa sapere ancora Sabatini, “è che fino a quando l’Associazione Diportisti Orbetello con grandi sforzi, sia in termini umani che economici, non recuperò l’area del canale di Santa Liberata, per troppi anni abbandonata a se stessa, divenendo nel tempo una discarica a cielo aperto, le amministrazioni che si sono succedute negli anni, consideravano la nautica da diporto, una Cenerentola, rispetto all’ intero sviluppo del territorio. E’ un amaro ricordo, le circa 300 barche ormeggiate nel pontile di legno costruito da noi stessi. Scelte sbagliate e scellerate, hanno prodotto una crisi, che ha visto scendere la presenza di barche, a circa un centinaio. Soltanto attraverso una gestione pluriennale, da parte della nostra associazione – incalza Sabatinisi può ritornare a interpretare la filosofia di un diportismo nautico sociale, che recuperi barche e investimenti per migliorare i servizi utili e necessari a creare un punto di ormeggio eccellente”.

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