“Migliaia di persone sono scese in piazza in Germania per protestare contro il Ttip, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, e in l’Italia, Paese che dovrebbe farsi sentire di più sulla questione, visto che ha un’economia fondata principalmente su prodotti legati alla tradizione enogastronomica, cala il silenzio. Nessuna notizia dai Tg, nessun commento o dibattito nei salotti televisivi. Eppure questo trattato, se non attentamente monitorato, potrebbe, il condizionale è quanto mai d’obbligo, mettere a rischio la base della nostra filosofia alimentare, l’elemento fondante delle nostre filiere: la salubrità e genuinità dei prodotti“
Lo afferma il vicepresidente regionale e presidente grossetano della Confederazione italiana agricoltori Enrico Rabazzi, commentando la manifestazione di Berlino che ha richiamato in piazza oltre 250mila persone per dire “No” al Ttip
“Come i colleghi tedeschi – precisa Rabazzi -, sin dalle prime notizie emerse, poche a dir la verità visto l’alone di mistero che circonda l’accordo e che già da sé dunque suscita perplessità, abbiamo chiesto chiarezza e trasparenza e abbiamo espresso dubbi sul fatto che questo faciliterebbe l’ingresso di Ogm difficili da rintracciare, un maggiore utilizzo di pesticidi e la concentrazione delle produzioni nelle mani delle multinazionali. Inoltre, appare evidente che, al di là delle belle intenzioni sbandierate per creare standard unici di leggi e regole sulla commercializzazione di prodotti tra le due aree, suscita preoccupazione la possibilità di fare ricorso contro decisioni prese da singoli Stati nei confronti di tribunali privati, che potranno smentire le decisioni nazionali e dar ragione alle esigenze delle stesse aziende: in questo caso le nostre aziende potranno far valere le proprie verità contro i grandi colossi internazionali? Il forte rischio è di perdere sovranità e democrazia, lasciando ai potenti la decisione sul futuro del nostro destino socio-economico“.
“Come Cia abbiamo chiesto chiarimenti sin dal 2013 e oggi prendo atto che evidentemente questo problema tocca poco la sensibilità degli italiani – conclude Rabazzi –, forse per una non corretta informazione o perché anche le associazioni agricole dovrebbero fare di più, magari dedicando più tempo ad un dialogo aperto con i consumatori anziché bloccare le frontiere per controllare ciò che entra con i camion, trascurando ciò che Bruxelles sta legittimando con una firma“.

