Post alluvione di agosto. Il vicepresidente di Confagricoltura Grosseto, Jacopo Giannuzzi Savelli lancia un grido di allarme perché ad oggi ancora nessun intervento è stato operato relativamente al ripristino degli alvei della rete idrografica principale e secondaria.
“Mi stupisco di come si stia tergiversando e non si metta immediatamente mano agli interventi sugli alvei interessati ai fenomeni alluvionali del 24 agosto. Dopo alcuni incontri con le autorità e le associazioni, come Confagricoltura richiediamo un’immediata accelerazione in merito alla realizzazione dei programmi che interessino tutti i fiumi e torrenti oggetto dei fenomeni”. Giannuzzi Savelli mette poi in guardia affinché quello predisposto non sia un intervento parziale “Non avrebbe senso – aggiunge – intervenire solo sull’Ombrone per poche centinaia di metri, quando gli affluenti, come l’Orcia, il Farma o il Merse e anche i torrenti minori, vengono esclusi dalla programmazione degli interventi. Vorrei ricordare che i disastri che abbiamo subito sono avvenuti senza che neppure una goccia d’acqua piovesse sui nostri campi. E dunque, che sia il miglioramento della vegetazione ripariale, che sia la sistemazione dell’alveo del fiume e quindi la manutenzione degli stessi, qualcosa va fatto”. Savelli spiega che i terreni, anche se gli agricoltori, compiendo l’ennesimo sacrificio, li volessero risistemare, sono vincolati dalla legge che ne impedisce gli interventi su fiumi e i torrenti.
“Oltre ai programmi e ai progetti – continua – serve una continuità di azione. Gli interventi spot non servono a nulla, mentre invece è assolutamente imprescindibile pensare alla manutenzione nell’arco del lungo periodo. Una volta partoriti i progetti e i programmi, gli enti pubblici e gli agricoltori interessati potrebbero trovare anche forme di collaborazione per la portare avanti un’opera manutentiva. Del resto, essendo noi agricoltori l’unico baluardo rimasto ancora a salvaguardia di questi territori, che almeno ci venga data la libertà e gli strumenti per poter svolgere il nostro lavoro. Andati via noi, queste alluvioni saranno ancora più devastanti e dannose per i centri abitati di quanto lo sono oggi. Dobbiamo iniziare a pensare al lungo periodo e tutti insieme, con gli enti pubblici, fare qualcosa che abbia una testa e una coda perché l’autunno è vicino e con esso la stagione delle piogge che sempre più spesso funesta i nostri territori”.

