“In provincia di Grosseto il settore zootecnico, anche se in crisi come d’altronde tutto il settore agricolo, oggi riesce ancora a rappresentare uno di quelli che maggiormente genera introito economico: proprio questo comparto, infatti, muove annualmente cifre che si aggirano attorno ai 100 milioni di euro. Malgrado ciò, proprio questa realtà ora rischia il tracollo definitivo a causa di politiche poco attente e della crisi che non trova la parola fine“.
Lo afferma il vicepresidente regionale e presidente della Cia di Grosseto, Enrico Rabazzi, in merito alla manifestazione organizzata a Bruxelles, dove Cia Grosseto, in collaborazione con Cia nazionale, ha voluto sostenere le istanze degli agricoltori italiani.
“La situazione della zootecnia grossetana, toscana e in generale italiana – ha specificato Rabazzi – sta diventando sempre più insostenibile; gli agricoltori, nonostante i sacrifici, non solo non riescono a far fronte alle pesanti conseguenze di questa interminabile crisi, ma devono continuamente combattere con una politica nazionale sorda e ottusa e con direttive europee che poco sembrano favorire il comparto. Dalla carne, sempre più in difficoltà a causa della volatilità dei costi delle materie prime con la forte dipendenza dall’estero dei ristalli, ai prezzi dei bovini e dei suini da macello fermi da mesi, per arrivare al settore lattiero-caseario, possiamo dire che questo settore strategicamente importante anche per la Maremma necessita di certezze per il futuro e di prospettive reddituali”.
“Per questo – aggiunge Rabazzi –, oggi abbiamo manifestato insieme agli altri agricoltori europei, per esigere che i Governi dell’Unione non chiudano gli occhi dinanzi a questa tragedia annunciata. Se la politica tutta intende non stare a guardare un malato terminale morire, deve subito attuare degli interventi a breve termine, per esempio ristrutturando il debito delle aziende zootecniche e avviando un piano di promozione istituzionale per il settore e politiche a lungo termine che finalmente vadano nella direzione della salvaguardia di questo nostro patrimonio. Se l’Europa come dice è unita e crede nel mondo agricolo, se il settore primario è quello che può sfamare il pianeta, ebbene ora è il momento di passare dalle parole ai fatti“.

