“Altro che miglioramenti. L’Imu agricola sarà sempre condizionante per le imprese”. Il presidente di Confagricoltura Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, torna a parlare di questa tassa, odiata e mai digerita dal mondo agricolo.
“Quanto prodotto dal Governo con il Decreto legge 4 del 24 gennaio, che contiene la revisione dei criteri di esenzione dell’Imu dei terreni agricoli in zone montane e collinari – commenta Vivarelli -, è il classico elefante che partorisce un topolino, una sorta di pannicello caldo che non cambia per nulla, o poco, la sostanza. Ossia che l’Imu è una tassa iniqua e da abolire”.
“A solo titolo di esempio – chiosa il presidente di Confagricoltura –, un imprenditore la cui proprietà ricade nei comuni non montani in base alla classificazione Istat, considerando un’aliquota del 7,6 per mille, arriva a pagare 63 euro ad ettaro per un vigneto, 21 per un oliveto, 31 per un seminativo e 2 se si tratta di terreno boscato”.
Ma quella che Vivarelli Colonna definisce la vera ciliegina sulla torta è ciò che si sono inventati per recuperare il presunto minore gettito derivante da questa “benevola concessione”.
“I Ministri – aggiunge Vivarelli Colonna -, nel silenzio più totale, hanno deciso di eliminare alcune delle importanti misure di riduzione del costo del lavoro agricolo che, udite, udite, erano state introdotte nei mesi scorsi dal cosiddetto decreto Campolibero e dalla Legge di stabilità per agevolare l’assunzione di lavoratori a tempo determinato stabilmente inseriti nella compagine di un’azienda. Misure che avrebbero dovuto riverberare i loro effetti operativi a breve, dato che l’entrata in vigore era subordinata ad un’apposita autorizzazione da parte della Commissione europea, non ancora intervenuta. Davvero un bel capolavoro, che fa il paio con il famoso decreto degli ottanta euro; ti mettono pochi spiccioli nella tasca destra per poi toglierti molti più denari da quella sinistra”.
“Purtroppo – conclude il presidente di Confagricoltura Grosseto -, duole constatare come questo Governo, invece di attivare investimenti e detassare il lavoro in agricoltura, ha preso il settore come una sorta di bancomat dal quale attingere quando più aggrada. E noi questo faremo di tutto per non permetterlo”.
“L’Imu così come è stata modificata è soltanto un palliativo e noi continueremo la nostra battaglia – sono le parole del presidente della Cia di Grosseto e vicepresidente della Cia Toscana, Enrico Rabazzi -. È vero che i territori totalmente montani non pagano e questa è una bella notizia, ma in maniera indiretta ci sono varie situazioni in cui si continuerà a pagarla: se il proprietario decide di affittare il proprio terreno ne farà ricadere il prezzo sull’affitto e alla fine chi quel terreno lo lavora si troverà di fatto a pagare anche l’Imu”.
“Non siamo d’accordo però nemmeno sui criteri con cui si è deciso di far continuare a pagare questa tassa assurda ai comuni non montani perché i criteri con i quali questi vengono classificati risalgono addirittura agli anni Cinquanta. Al contrario – continua Rabazzi –, dovremmo invece usare l’Imu come incentivo all’agricoltura, facendola pagare su quei terreni che non vengono utilizzati o non si concedono in affitto“.
“Comunque – conclude Rabazzi –, noi continueremo la nostra battaglia fino a quando rimarrà anche un solo comune dove viene fatta pagare l’Imu, perché si tratta di una tassa profondamente ingiusta e troppo penalizzante per il nostro settore“.

