La XIII Commissione della Camera dei Deputati, presieduta dall’on. Luca Sani, ascolterà oggi la Lav, insieme ad Enpa, Wwf, Legambiente e Lipu sul tema degli attacchi di predatori alle greggi.
“Il lupo è un animale protetto da norme nazionali e comunitarie, gli ibridi ed i cani randagi altrettanto – dichiara nella sua relazione l’avvocato Carla Campanaro, responsabile dell’ufficio legale della Lav – e pensare di incrinare la loro protezione e tutela addirittura causandone la morte, oltretutto in relazione a danni assai lacunosi negli accertamenti, quando sarebbe invece possibile attuare ben altre politiche preventive ed ecologiche non cruente di contenimento, è semplicemente contrario al quadro normativo di riferimento e non in linea con ciò che oggi la collettività richiede e le norme prevedono”.
Sia il lupo che i cosiddetti ibridi come i cani sono animali e dunque ricadono nella normativa penale a loro tutela. Il lupo, ovvero la specie identificata e tutelata dalla direttiva 92/43CE (cosiddetta “direttiva habitat”) è una specie protetta, come previsto dalla legge 157 del 1992, per cui ne è vietata l’uccisione sul territorio nazionale in combinato disposto con l’art 544 bis c.p. del codice penale, che comporta il delitto di animalicidio.
Per quanto riguarda i cosiddetti ibridi e i cani (ma lo stesso discorso vale evidentemente per i lupi in qualità di animali ancor più protetti) c’è da aggiungere come la giurisprudenza abbia a più riprese chiarito come oggi l’animale è penalmente tutelato e non può essere soggetto ad uccisione solo per motivi di “convenienza e opportunità”.
La Lav auspica che ogni tentativo di soluzione vada nel senso di quanto indicato dalla giurisprudenza e dai principi di diritto comunitario senza pericolosi ed ingiustificati passi indietro nel percorso di riconoscimento dei diritti degli animali.
“Ogni proposta di eliminazione cruenta – precisa l’avvocato Campanaro – è una soluzione anacronistica ed obsoleta, oltre che contraria al riconoscimento dell’animale quale essere senziente e alle norme vigenti, e non può quindi assolutamente trovare più spazio nel nostro ordinamento e nella nostra realtà nazionale”.

