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Saturnia: nuovo attacco di lupi. Uccisi undici agnelli in un allevamento

di Roberto Lottini
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Continua la strage di ovini a Pian di Palma, nell’allevamento di Saturnia. Questa volta a cadere nelle fauci dei lupi sono stati undici agnelli, sgozzati come le pecore nell’attacco notturno di lunedì.

In totale, dunque, nell’azienda di Paolo Ciacci sono già 22 i capi perduti, che si sommano ai 106 dell’alluvione e di un altro attacco predatorio. A nulla, anche per ieri notte, sono valse le misure di difesa, perché i predatori hanno abilmente superato le recinzioni e compiuto indisturbati, a pochi passi dall’azienda, l’ennesimo massacro.

Forte la presa di posizione di Confagricoltura Grosseto, che parla a nome del presidente Antonfrancesco Vivarelli Colonna, visibilmente contrariato dalla assoluta mancanza di una normativa che tuteli le produzioni del settore ovicaprino.

“Il vero problema nel nostro Paese – attacca Vivarelli è che anche le istituzioni locali hanno le mani legate da una classe politica che non si vuole assumere le responsabilità che le competono per non contrariare una parte dell’elettorato, filo eco-animalista. Di questo passo l’allevamento ovicaprino rischia l’estinzione. Non può diventare solo il ‘pascolo’ dei predatori. Questo è un settore economico vero e proprio che chiede protezione e pretende rispetto. Quando un allevamento chiude si perdono posti di lavoro, si dissipa valore economico e si disperde un formidabile patrimonio per la tutela e la difesa dell’ambiente”.

Secondo Vivarelli servono subito leggi nazionali che tutelino dagli attacchi dei predatori, lupi o canidi, perché le misure adottate fino ad oggi, nonostante gli sforzi delle istituzioni locali, si sono dichiaratamente dimostrati vani.

“Servono interventi risolutivi seri come ha fatto per esempio l’ambientalissima Francia. I senatori transalpini – spiega Vivarellinel febbraio scorso hanno votato in prima lettura e trasversalmente una proposta di legge con un solo articolo che rafforza la difesa dei pastori contro i lupi. E’ stabilita la creazione di aree a protezione rinforzata contro i lupi, aree di esclusione del lupo, e il prefetto potrà decidere abbattimenti indipendentemente da quelli programmati a livello nazionale, norma che ha trovato consenso anche tra gli ecologisti e i parchi, concordi nel controllo del lupo”.

Per quanto ancora – si chiede il presidente di Confagricoltura Grossetodovremo essere presi in giro dal Ministero dell’Ambiente, dall’Ispra, dai Comitati scientifici autoreferenziali cui l’Ispra e il Ministero si affidano? Ricordo che nel luglio 2011 la Commissione agricoltura aveva approvato all’unanimità una risoluzione che auspicava che ‘Nelle situazioni più allarmanti va valutata la possibilità di azioni di contenimento e di cattura’. Poi nulla. La fortissima lobby animal-ambientalista è riuscita a insabbiare tutto.”

A ben guardare la situazione italiana è ben peggiore di quella francese con un numero molto più elevato di lupi: 2000 contro 250. L’esasperazione di tanti pastori e allevatori, l’assenza di dati certi sulle predazioni e sulla consistenza dei lupi, sono altrettanti elementi che potrebbero dare luogo ad azioni di diffida e messa in mora contro le autorità italiane incapaci non solo di gestire, ma neppure di monitorare il problema.

In questa palude – continua Vivarelliservono quindi azioni politico-legali efficaci per dire all’Europa che in Italia il lupo è gestito malissimo, che ci sono tutti i presupposti, anzi molti di più, per applicare quelle deroghe che già applicano in altri paesi. Non si capisce perché ai pastori italiani, forse perché politicamente, economicamente e socialmente più deboli, non sia concesso quel tiro di deterrenza e di difesa concesso ai loro colleghi francesi. Perché non facciamo la stessa cosa in Italia? Perché, come indica la norma francese, non si creano delle aree dove la protezione contro il lupo diventa rigorosa e dove i prefetti possono stabilire di abbattere un certo numero di lupi in relazione alla pressione e ai danni effettivamente registrati del tutto indipendentemente dal prelievo pianificato a livello nazionale?”

“Duole verificare – conclude Vivarelli Colonnache la politica francese non è come quella italiana perché ha avuto il coraggio di imboccare un percorso e né gli eco animalisti e neppure Bruxelles impediranno al paese transalpino di difendere, come già in molte altre occasioni ha saputo fare, la propria agricoltura.”

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