Home Costa d'argentoOttengono aiuti economici per il fermo pesca, ma continuano a lavorare in mare: denunciati

Ottengono aiuti economici per il fermo pesca, ma continuano a lavorare in mare: denunciati

Operazione della Guardia Costiera

di Redazione
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Porto Santo Stefano  (Grosseto). Avevano dichiarato il fermo del proprio peschereccio per ottenere indennizzi economici destinati alle unità da pesca a strascico soggette alla sospensione obbligatoria delle attività, ma le indagini della Guardia Costiera di Porto Santo Stefano, sotto il coordinamento della Direzione Marittima di Livorno, hanno rivelato che l’imbarcazione continuava a operare in mare.

Per questo motivo, il comandante e l’armatore del peschereccio – che si presumono innocenti fino a quando la loro eventuale colpevolezza non sarà stata legalmente accertata con sentenza o decreto penale irrevocabile di condanna – sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Grosseto con l’accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche.

Le indagini

I fatti contestati riguardano il periodo che va dal 2021 al 2024 e si inseriscono nell’ambito di una serie di verifiche sugli indennizzi economici previsti dalla normativa sul fermo pesca. Questa misura impone alle unità da pesca l’interruzione delle attività per un determinato numero di giorni all’anno, con l’obiettivo di tutelare le risorse ittiche e garantire l’equilibrio degli ecosistemi marini. Per mitigare l’impatto economico della sospensione, il legislatore prevede fondi pubblici destinati agli armatori e ai marittimi imbarcati sulle unità soggette a fermo che durante tale periodo non possono lavorare.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, anche a seguito di ulteriori approfondimenti specificamente delegati dalla Procura della Repubblica di Grosseto, nel corso di quattro anni il comandante e l’armatore del peschereccio avrebbero falsamente attestato l’inoperatività dell’imbarcazione, presentando ripetutamente dichiarazioni di fermo pesca e ottenendo indebitamente aiuti economici per un totale di circa 20.000 euro. Di questa somma, circa 10.000 euro erano già stati erogati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, mentre il restante importo, ancora in attesa di liquidazione dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, è stato bloccato grazie all’intervento tempestivo dei militari della Guardia Costiera, evitando così un possibile ulteriore danno alle finanze pubbliche. 

Le verifiche sono state condotte attraverso sofisticati sistemi di monitoraggio e localizzazione satellitare, in grado di ricostruire precisamente posizioni e rotte delle imbarcazioni. L’analisi incrociata dei tracciati di navigazione smentirebbe le comunicazioni presentate per i rimborsi, accertando che il peschereccio, pur dichiarato come fermo in porto, ha continuato a operare in mare per un totale di 53 giorni nei periodi in cui avrebbe invece dovuto rimanere agli ormeggi, violando così le disposizioni ministeriali.

L’attività investigativa ha quindi fatto scoprire una condotta reiterata e di particolare gravità, finalizzata alla percezione indebita di fondi pubblici mediante violazioni sistematiche delle normative vigenti.

I fondi destinati al fermo pesca rappresentano, infatti, un pilastro fondamentale di sostegno al comparto ittico, poiché coniugano la sostenibilità delle risorse marine con la tutela economica degli operatori del settore. Tuttavia, affinché queste misure mantengano la loro efficacia e non diventino strumento di abuso, è essenziale garantire un rigoroso sistema di controlli per prevenire irregolarità e tutelare l’equità nell’assegnazione delle risorse statali.

L’indagine, estesa anche ad altri pescherecci della marineria locale, ha portato alla luce ulteriori irregolarità. Oltre al caso più grave appena descritto, i controlli hanno fatto emergere violazioni commesse da altre sei imbarcazioni, alle quali sono state irrogate sanzioni amministrative, per aver esercitato l’attività di pesca in tempi vietati, di importo complessivo pari a 12.000 euro. 

L’Ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano, sotto il coordinamento del Centro controllo Area Pesca della Direzione marittima di Livorno, continuerà a svolgere attività di controllo mirate, con l’obiettivo di contrastare efficacemente ogni forma di abuso.

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