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“Il Risorgimento a Cala Martina”: l’associazione premia i soci massetani

di Redazione
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Si è svolta nei giorni scorsi, a Valpiana, l’abituale cena conviviale dei soci dell’associazione storico culturale “Il Risorgimento a Cala Martina”.

Non a caso era stata scelta Massa Marittima quale sede di questo evento, anche per andare incontro ai numerosi membri dell’associazione residenti in questo comune.

Dopo l’esecuzione dell’Inno nazionale e dell’“Inno di Garibaldi”, il presidente dell’associazione, Roberto Baldi, ha ringraziato i soci di Massa Marittima per la loro nutrita partecipazione, insieme agli altri soci, provenienti da Grosseto, da Piombino, da Siena e da altre località della Maremma.

Com’è noto il Comune di Massa Marittima ha avuto, da sempre, un ruolo importante nella storia e nelle vicende che riguardarono Giuseppe Garibaldi.

Massetani erano i patrioti che lo accolsero, insieme al fido Capitano Leggero, presso il podere Le Malenotti la sera del primo settembre 1849, per poi consegnarli ai patrioti scarlinesi per l’ultimo tratto della loro fuga verso Cala Martina.

Fra i primi in Italia, Massa Marittima ebbe a concedere all’Eroe dei Due Mondi la cittadinanza onoraria e, in seguito, come il socio massetano Gianpiero Caglianone, membro dell’associazione nonché dell’Accademia senese degli Intronati, ha ricordato nel suo saggio “La Medaglia maremmana a Garibaldi”, il Comune di Massa Marittima si fece promotore, nel 1875, della coniazione di una speciale medaglia che rappresentò il segno di riconoscenza tributato a Garibaldi da tutti i “Compagni d’azione della Maremma toscana”.

Altro omaggio al Comune di Massa Marittima il presidente ha inteso farlo invitando al tavolo della Presidenza il nuovo giovane socio massetano Moreno Lupoli, che si è dichiarato onorato di far parte dell’associazione che ha, fra i suoi scopi la diffusione e la memoria degli ideali e della azione dell’artefice dell’unità d’Italia.

Anche il Comune di Scarlino ha visto un suo illustre concittadino, il custode del monumento storico nazionale di Palazzo Guelfi, Floriano Martini, insignito del titolo di socio onorario dell’associazione e in un suo breve intervento ha ricordato alcuni momenti della sosta compiuta da Garibaldi e Leggero in quel palazzo di proprietà di Angiolo Guelfi.

Nella conclusione della serata il presidente ha dato a tutti l’appuntamento per l’annuale commemorazione, a settembre, della celebrazione del 173° anniversario di quello che, in Toscana viene chiamato il “Salvamento”, con le parole pronunciate da Garibaldi, quando, secondo il libro del figlio di Angiolo Guelfi, sotto Scarlino, domandò ai suoi soccorritori:

<Che paese è quello? — “È Scarlino, il paese nostro . . .”

“Il paese ha mille abitanti, e si può contare su tutti i giovani, e . . .

Leggiero allora gli disse:  « Generale, ricominciamo da qui ? »

Garibaldi guardò prima in faccia i suoi compagni: un lampo di gioia gioia rasserenò la sua fronte vedendosi circondato da uomini così risoluti, poi, rifacendosi cupo, rispose:

«Si porterebbero ad inutile carneficina; piuttosto i padri penseranno ad educare i loro figli per il giorno della riscossa. »

Era la mattina del 2 di settembre del 1849.

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