Questa mattina, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Grosseto, insieme a quelli della Compagnia di Follonica, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonio Papa, 56enne padre di Raffaele Papa (tutt’ora rinchiuso in carcere), autore dell’omicidio di Salvatore De Simone e del ferimento di Massimiliano De Simone, fratello della vittima, e di Paola Martinozzi, lo scorso 13 aprile a Follonica.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Grosseto, su richiesta della Procura della Repubblica, in relazione proprio alla sparatoria del 13 aprile scorso.
Le indagini dei Carabinieri che hanno portato all’arresto anche di Antonio Papa sono consistite nell’esame dei filmati recuperati dai sistemi di videosorveglianza privata, nonchè dall’analisi dei tabulati telefonici e delle numerose testimonianze acquisite subito dopo la sparatoria e nei giorni successivi.
Le indagini
Il materiale raccolto ha consentito di avere univoci e concordanti indizi di colpevolezza anche a carico di Antonio Papa, in relazione al quale è emerso il concorso con il figlio Raffaele nella commissione dei reati di detenzione e porto in luogo pubblico della pistola con la matricola abrasa (utilizzata per commettere il delitto), nonchè il cosiddetto concorso “anomalo” in relazione all’omicidio e ai tentati omicidi posti in essere dal figlio.
Il concorso “anomalo” è un tipo di “concorso di persone nel reato” che si applica ai casi in cui il reato effettivamente commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, del quale tuttavia anche quest’ultimo risponde.
Dagli elementi valutati dal Gip, infatti, mentre risultano gravi indizi in merito al concorso del padre con il figlio (il primo addirittura nel ruolo di istigare) nel reato di detenzione e porto dell’arma clandestina presso la rosticceria, non vi sono evidenze, invece, che tali condotte fossero volute da Antonio Papa al fine di commettere i fatti di sangue anzichè semplicemente con l’obiettivo di minacciare. L’omicidio, secondo la ricostruzione del Gip, sarebbe maturato successivamente nella sfera decisionale del solo Raffaele, in totale autonomia.
Dall’esame incrociato di tutti gli elementi raccolti, infatti, è risultato che, a seguito della lite per futili motivi scoppiata fra i componenti della famiglia dei De Simone e Antonio Papa, quest’ultimo aveva chiamato al telefono il figlio Raffaele, facendosi venire a prendere alla rosticceria, dalla quale i due si erano poi allontanati in auto per farvi ritorno dopo 17 minuti (come registrato dal sistema di videosorveglianza presente sul luogo).
Al ritorno in rosticceria, Raffaele Papa aveva con sè la pistola, circostanza evidenziata anche dalle immagini delle telecamere. Dopo pochi minuti, l’omicida, uscendo dalla rosticceria, aveva aperto il fuoco contro Salvatore De Simone, mentre quest’ultimo si stava avvicinando al fratello, Massimiliano, che stava discutendo con Antonio Papa.
L’uomo si trova rinchiuso nel carcere di Grosseto.

