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CineVisioni: la recensione di Black Panther

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Dopo la morte di suo padre, mostrata in Captain America: Civil War, il giovane principe T’Challa (Chadwick Boseman) torna a casa per salire sul trono di Wakanda, un’immaginaria nazione nel continente africano, isolata ma tecnologicamente avanzata, e ricca di giacimenti di vibranio.

Quando due pericolosi nemici cospirano per portare il regno alla distruzione, T’Challa è pronto a raccogliere l’eredità di suo padre e a indossare gli artigli di Black Panther. Non è la prima volta che il giovane re usa l’identità segreta per fare giustizia: nell’epica battaglia tra lo sprezzante Stark e il cocciuto Rogers, aveva già messo le sue abilità al servizio di Iron Man, in cerca dello scontro diretto con il Soldato d’Inverno.

Questa volta, invece della fragile alleanza con la parte più facoltosa dei Vendicatori, T’Challa fa squadra con l’agente della CIA Everett K. Ross (Martin Freeman), completamente ignaro delle ricchezze locali, e con il corpo speciale wakandiano delle Dora Milaje, tra le quali figura anche l’amata Nakia (Lupita Nyong’o).

Basato sul personaggio di Pantera Nera della Marvel Comics, Black Panther è il diciottesimo film del Marvel Cinematic Universe. Ryan Coogler, regista e co-sceneggiatore del lungometraggio, dopo il successo al Sundance Festival con Prossima fermata Fruitvale Station si è fatto conoscere al grande pubblico con Creed – Nato per combattere, spin off della saga di Rocky.

Black Panther ha avuto una lunghissima gestazione ed una lunga e magnificente campagna pubblicitaria: basti pensare che Il teaser trailer del film venne trasmesso dalla ABC il 9 giugno 2017, durante le finali di NBA tra i Cleveland Cavaliers e i Golden State Warriors e pubblicato poco dopo online. Il trailer ottenne 89 milioni di visualizzazioni nelle prime ventiquattr’ore, di cui 19 milioni durante la trasmissione televisiva.

Anche il cast è da grandi aspettative: oltre a Chadwick Boseman sono presenti Michael B. Jordan, Martin Freeman, Angela Bassett e molti altri. E’ un film che, come era ovvio aspettarsi, fa della componente nera il suo punto di forza.

Quando tutto questo si traduce in film, tuttavia, Black Panther dimostra tutti i suoi limiti. Spesso ci si trova infatti ad annoiarci, mancando il ritmo e la capacità di coinvolgimento. Rispetto ad altri film Marvel, inoltre, si nota una scarsa cura, quasi ci si trovasse davanti ad un lavoro a basso budget.
Così gli effetti speciali non sorprendono, anzi sembrano di scarsa qualità, la storia si dipana in maniera non convincente e soprattutto, dopo un buon inizio, Black Panther perde mordente minuto per minuto. E poiché i minuti sono 123, si capisce bene che non finisce granché.
Anche gli attori sembrano percepire tutto questo, fornendo una prestazione spesso non degna del blasone. Un campanello d’allarme non da poco, visto che questo lavoro doveva costituire una pietra angolare del Marvel Cinematic Universe.

Incomprensibile, a mio avviso, l’accoglienza trionfale che Black Panther ha ricevuto dalla critica, mentre è più comprensibile il successo al botteghino: i film sui supereroi hanno un pubblico affezionato ed il genere sembra vivere una seconda giovinezza. Se volete vedere un supereroe (o quasi) nero, ripiegate sul buon vecchio Blade.

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