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CineVisioni: la recensione di Monolith

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Sandra (Katrina Bowden, era la Cerie di 30 Rock) è una ex pop star che si è innamorata, è rimasta incinta e ha deciso di sacrificare la sua carriera alla famiglia. Ma il successo non è cosa che ci si lascia alla spalle facilmente, soprattutto se il compagno continua a frequentare quel mondo ricco di tentazioni.

Dopo una brutta giornata, Sandra chiama un’amica ma finisce per litigare e si convince che il marito la tradisca così, nonostante abbia con sé un bambino di soli due anni circa, forte della sua auto super-corazzata e piena di comfort, decide di raggiungere a sorpresa il coniuge per scoprire la verità.

Quando però prende una deviazione e investe un cervo, finisce per ritrovarsi chiusa fuori dall’impenetrabile vettura, mentre suo figlio è intrappolato all’interno, sotto il sole del deserto.

Se la trama vi ricorda una produzione hollywoodiana, siete fuori strada: l’idea di Monolith porta la firma di Sergio Bonelli Editore e di una nuova casa di produzione, la Vision Distribution, nata con l’intento di risollevare il cinema italiano.

Il problema è che Monolith non regge il passo con gli standard d’oltreoceano: un film come questo, se fosse stato prodotto in America, difficilmente avrebbe trovato un distributore che si sarebbe preso la briga di farlo arrivare nelle sale.

Il personaggio principale, Sandra, infatti, sembra impegnarsi al massimo nella collezione di banalità e cliché, dimostrando la debolezza della sceneggiatura ed una vera e propria sudditanza nei confronti del cinema americano. Ed è un peccato, perchè il soggetto è a cura di Roberto Recchioni, nome che garantisce originalità e qualità. Non aiuta l’interpretazione della Bowden, mai credibile nel personaggio della madre disperata. Visto il risultato, valeva la pena dare una chance a qualche interprete nostrana.

La regia di Silvestrini è televisiva, patinata, quasi pubblicitaria. Da dimenticare sotto tutti i punti di vista. A suggellare poi la dozzinalità dell’operazione e la già citata sudditanza nei confronti della produzione Made in USA, indovinate di chi è la voce di Lilith, ovvero dell’auto? Katherine Kelly Lang, la Brooke di Beautiful. E’ il colpo di grazia a qualsivoglia velleità di questa pellicola.

Non si capisce davvero come si possa salvare il cinema italiano inventandosi dei B-Movie pieni di stereotipi, di già visto, impegnati a citare situazioni e movenze viste da tempo. Senza contare l’impiego di attori d’oltreoceano che vengono selezionati unicamente per il sound dei loro nomi, visto che si tratta di interpreti che hanno dato già prova in passato di tutti i loro limiti (la Bowden non interpretava un lungometraggio da 3 anni).

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