In programmazione a Grosseto – The Space Cinema
Nel 1945, l’incrociatore pesante USS Indianapolis, comandato dal capitano Charles McVay (Nicholas Cage), sta trasportando all’isola di Tinian la prima bomba atomica Little Boy, che in seguito sarebbe stata utilizzata per bombardare Hiroshima verso la fine della seconda guerra mondiale. La nave, scelta per la sua elevata velocità di crociera, viaggia senza scorta, a causa dell’altissima segretezza della missione. In viaggio nel Mar delle Filippine dopo aver sbarcato il proprio carico, il 30 luglio 1945, la nave è silurata e affondata da un sottomarino giapponese. 300 membri dell’equipaggio finiscono in fondo al mare, mentre più di ottocento uomini restano bloccati in mare per cinque giorni senza cibo e senza acqua, nelle acque più infestate da squali del mondo. I segnali di SOS da parte dell’equipaggio sono ignorati dalle stazioni radio americane, che non hanno notizia di operazioni navali nella zona, tantomeno della presenza dell’incrociatore; viene ignorato anche il messaggio dello stesso comandante giapponese, che comunica l’affondamento e inoltra richiesta di soccorso per i naufraghi.
La maggior parte dei sopravvissuti muore divorata dagli squali o impazzita per la disidratazione, il sole e per aver bevuto acqua salata di mare. Al quinto giorno, un pilota d’aereo li scorge per caso e organizza il salvataggio nonostante gli ordini contrari della stessa stazione radio che aveva ignorato la richiesta di soccorso. Solo 317 uomini sopravvivono al disastro.
La storia della USS Indianapolis è senz’altro gustosa: una nave che trasporta la prima bomba atomica, un naufragio, numerose scene di eroismo e drammatiche sequenze con gli squali.
Il risultato è, però, più simile ad un mashup tra Duello nel Pacifico e Lo Squalo. Troppo smaccate, infatti, le componenti spettacolari degli squali divoratori, così come la rivalità con il sottomarino giapponese, che peraltro ad un certo punto scompare completamente dalla storia senza uno straccio di spiegazione.
Non va meglio con la sceneggiatura, dozzinale e piena di lacune. Una su tutte, la scena nella quale il capitano McVay, reso edotto della missione segreta che dovrà compiere, chiede: “Ha a che fare con il Progetto Manhattan?”. Ovvio che sì, è la risposta. Ma questa è una resa scenica degna neanche dell’ultima matricola del corso di sceneggiatura.
Nicholas Cage è inespressivo e poco convincente, gli spunti del film (ad esempio le tensioni razziali, affrontate in maniera inadeguata) altrettanto .Anche il regista Mario Van Peebles, che pure non ci aveva abituato a particolari guizzi, riesce a dare meno della sua prestazione media.
Cosa si salva in USS Indianapolis? La potenza della storia, che non riesce ad essere rovinata da quanto analizzato in precedenza, ed un dialogo finale tra il capitano ed il suo omologo giapponese. Ma due minuti di buon cinema non riescono a salvare due ore di mediocrità.

