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CineVisioni: la recensione di Ozzy cucciolo coraggioso

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto  – The Space Cinema

Ozzy, un simpatico beagle, giocherellone e combina guai, trascorre una vita serena e idilliaca fino al giorno in cui i suoi padroni, la famiglia Martins, disegnatori di fumetti, devono improvvisamente partire per Tokyo, in Giappone, per una prestigiosa Fiera del fumetto senza la possibilità di portarlo con loro. Profondamente addolorati, i Martins dovranno cercare una sistemazione temporanea per Ozzy e la scelta ricade su un canile extra lusso, il Blue Creek, hotel per cani. Ma quello che all’apparenza sembra un paradiso di amore e coccole si rivelerà ben presto una terribile prigione per cani, gestita da un proprietario malvagio. Ozzy dovrà trovare la forza di resistere e il coraggio di scappare grazie anche all’aiuto dei suoi nuovi amici a quattro zampe.

Ozzy cucciolo coraggioso è un progetto ispano-canadese (che mette insieme Capitan Arana, Pachacamac e Tangent Studio, la Pixar canadese) progettato per essere una risposta ai grandi film d’animazione di marca hollywodiana. La pellicola è frutto di 5 anni di lavoro, essendo la progettazione partita nel 2011.

Il risultato è accettabile dal punto di vista tecnico, anche se non in grado di tenere il passo con le realizzazioni americane. Le scene e soprattutto le animazioni mostrano un evidente gap rispetto ai prodotti Pixar e Dreamworks, risultando in certi casi fastidiosamente imperfette.

La storia è molto classica ed evidentemente orientata ad un pubblico di bambini piccoli. Il personaggio principale, Ozzy, fa di tutto per accattivarsi questa platea sin da subito: le movenze, le espressioni e la stessa sua caratterizzazione sono uno smaccato tentativo di captatio benevolentiae.

Ozzy cucciolo coraggioso strizza qua e là l’occhio anche ai genitori che, evidentemente, accompagnano i figli al cinema, accompagnando la saga di Ozzy nel “carcere” Blue Creek con citazioni da film che hanno la prigione come leit motiv, ad esempio Fuga per la vittoriaLa grande fuga, Nick Mano FreddaLe ali della libertà.
Tuttavia queste piccole concessioni non riescono a compensare una trama così scontata e degli avvenimenti così telefonati da far salire immediatamente quella sgradevolissima sensazione di “già visto” che normalmente fa sprofondare nella poltrona in impaziente attesa che tutto ciò finisca presto.

Il timore è che, con una storia banale, una realizzazione mediocre, un ritmo assai blando, l’abbondanza di buoni sentimenti e contemporaneamente una fase buia e claustrofobica dal punto di vista emotivo, persino i bambini siano tra il disorientato e l’annoiato.
Il fatto che siano piccoli spettatori, infatti, li rende sì ingenui ma non così tanto da buttar giù qualunque sbobba venga loro propinata.

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