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CineVisioni: la recensione di La La Land

di Luca Ceccarelli
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In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Mia (Emma Stone) è un’aspirante attrice che lavora come barista presso un caffè degli studi della Warner Bros. Sebastian è un pianista jazz che sogna di aprire un locale tutto suo. Durante una festa sulle colline di Hollywood, Mia viene affascinata dalla musica di Sebastian (Ryan Gosling), che però viene licenziato. Lei cerca di congratularsi con lui per la sua esibizione, ma viene ignorata.

Mesi dopo, Mia incontra Sebastian a una festa dove sta suonando in una cover band anni ’80 e da quel momento cominciano a frequentarsi, condividendo anche i rispettivi sogni per il futuro.

Mia scriverà poi un suo monologo teatrale, mentre Sebastian riceverà l’offerta di Keith, un ex compagno di classe al liceo, di diventare il tastierista della sua jazz band. Il gruppo ha un folgorante successo e Sebastian comincia un lungo tour che lo allontana da Mia. Lei, delusa dall’insuccesso del suo monologo e dall’assenza di Sebastian al debutto, decide di lasciare Los Angeles e le sue aspirazioni per tornare dai genitori a Boulder City in Nevada.

Mia poi farà ritorno a Los Angeles e la sua vita avrà una svolta, così come il suo rapporto con Sebastian, che continuerà ad inseguire il suo sogno di aprire un locale jazz tutto suo.

La La Land si apre con un jingle CinemaScope e questo la dice lunga sull’operazione nostalgia. Il regista e sceneggiatore Damien Chazelle vuole realizzare un musical vecchio stile e l’indicazione è magnificamente seguita dalla fotografia di Linus Sandgren: spesso ci si trova a domandarsi se veramente non stiamo vedendo un film degli anni Cinquanta.

La trama è del tutto funzionale a questo progetto, concedendo molto al sentimentalismo e si sposa bene con l’indugiare delle inquadrature sull’espressione e l’espressività degli attori. Le musiche, e non poteva essere altrimenti, sono accuratamente scelte sia per una buona riuscita del musical, sia per essere sufficientemente “retro”.

Per funzionare, La La Land abbisognava di interpreti principali solidi ed adatti ad un film musicale. Se da un lato Emma Stone risulta espressiva e riesce a caratterizzare bene il suo personaggio, unendo una buona performance canora, lo stesso non si può dire di Gosling, inespressivo, rigido, al limite dello stonato e dalla voce priva di potenza.

La debolezza di Gosling fa cadere l’impalcatura di La La Land, rendendo il tutto credibile come lo sfondo cartonato di un musical degli anni Cinquanta e svelando che, alla fine, quella di Chazelle è solo un’operazione ruffiana, con un particolare accento verso il pubblico femminile.

Si dice che La La Land farà incetta di Oscar. L’augurio è che non si voglia ulteriormente svilire quel premio con un’assegnazione così discutibile.

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