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CineVisioni: la recensione di Ben Hur

di Luca Ceccarelli
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In programma a Grosseto – The Space Cinema

Quando si pensa a Ben Hur non si può non immaginare il kolossal del 1959, diretto da William Wyler ed interpretato da Charlton Heston. Impossibile non associarvi il trionfo agli Oscar, con ben 11 statuette.

Tale è la suggestione che questo oscura l’originale Ben-Hur: A tale of the Christ, romanzo del 1880 scritto da Lew Wallace e che pure ha avuto ben quattro adattamenti cinematografici, il primo nel 1907, poi nel 1925 (entrambi muti), il citato del 1959 ed un film d’animazione del 2003.

Questa del 2016, ora nei cinema, è dunque la quinta volta che il grande schermo si confronta con questo copione.

La storia, per chi non la conoscesse, è quella del principe Giuda Ben-Hur (Jack Huston, visto nella serie Boardwalk Empire e nel film American Hustle), che si ritrova ingiustamente accusato di cospirazione e scaricato dal suo fratello adottivo, che non fa nulla per scagionarlo. La condanna sarà la schiavitù, passata a remare su una galea. La sete di vendetta sarà la forza che gli consentirà di superare questa terribile trasformazione. Durante una battaglia, la galea viene affondata e Ben-Hur riesce a darsi alla fuga, anche grazie alla benevolenza di Sheik Ilderim (Morgan Freeman, al suo terzo film del 2016), che lo riconosce come schiavo fuggito ma non lo denuncia. Sarà l’inizio della vendetta di Ben-Hur, che ben presto si trasformerà nella sua salvezza.

La pellicola è stata affidata alla regia di Timur Bekmambetov, che alle spalle aveva I guardiani della notte, il sequel I guardiani del giorno La leggenda del cacciatore di vampiri. Il regista kazako si è trovato ora alle prese con una megaproduzione da 100 milioni di dollari di budget.

Come spesso accade in questi casi, un regista può fare il salto di qualità che lo consacra oppure conoscere una battuta d’arresto che può minarne il percorso artistico. In questo caso siamo nel secondo campo: Ben Hur, nonostante le premesse e le possibilità offerte dalla tecnologia 3D, risulta un film per nulla convincente.

L’interpretazione del protagonista è carente, almeno nella parte in cui Ben-Hur divente un guerriero assetato di sangue, così come, specularmente, quella di Toby Kebbell (Prince of Persia: le sabbie del tempoI Fantastici Quattro), convincente nella prima fase da guerriero e per nulla nella trasformazione del personaggio.

I dialoghi sono quasi surreali e l’intera architettura del film sa di artefatto e poco credibile. Come film d’azione, semplicmente, non funziona. Il messaggio religioso, poi, è quasi “telefonato”, risultando tutt’altro che incisivo ed efficace.

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