Home GrossetoCinema GrossetoCineVisioni: The Legend of Tarzan

CineVisioni: The Legend of Tarzan

di Luca Ceccarelli
0 commenti 1 views

In programma a Grosseto – The Space Cinema

Il Tarzan di Edgar Rice Burroughs è un soggetto da sempre appetibile per il cinema. Esistono oltre cinquanta lungometraggi sul tema, compresi numerosi film d’animazione.

The Legend of Tarzan tenta di interpretare lo spirito di quelle storie alla luce di un gusto più moderno. Parliamo di spirito, poiché i riferimenti ai romanzi di Burroughs sono veramente minimali.

Il primo, evidente segno di questa esibita modernità sta nella scelta del protagonista: Tarzan è impressionato da Alexander Skarsgård (alcuni film tra cui Zoolander 2, ma più conosciuto per il ruolo di Eric Northman in True Blood).

La storia ci porta in epoca coloniale: a seguito della Conferenza di Berlino del 1884, il Congo viene assegnato a Belgio e Regno Unito. Re Leopoldo II del Belgio decide di costruire un complesso sistema di ferrovie per controllare il Paese, contando sulle sue ricchissime risorse naturali. Finisce però per indebitarsi ed invia in Congo il suo emissario Léon Rom (Christoph Waltz, visto in Bastardi senza gloria Django: Unchained), che non esiterà a ridurre in schiavitù la popolazione congolese ed a dare la caccia a Tarzan, giunto anch’egli in Congo, per consegnarlo a Capo Mbonga in cambio di preziosi diamanti.

Il tentativo di dare nuovo smalto alla saga di Tarzan attraverso una ventata di modernità è chiaro, i risultati decisamente meno. La sceneggiatura di  Adam Cozad e Craig Brewer punta su temi che vogliono chiaramente solleticare il pubblico ed ingraziarselo. Skarsgård, tuttavia, risulta tutt’altro che convincente: la sua recitazione fa acqua da tutte le parti e fa sì che il suo personaggio assomigli molto più al lord della prima parte che al re delle scimmie che vorrebbe rappresentare. Per non parlare dello pseudofemminismo che dovrebbe essere incarnato dalla Jane interpretata da Margot Robbie (vista in The Wolf of Wall Street, la vedremo nel prossimo Suicide Squad) e che si riduce alla continua rivendicazione dell’essere una donna emancipata, regolarmente smentito dallo svolgersi degli eventi.

Samuel L. Jackson (oltre cento film all’attivo, anche lui in Django: Unchained) dovrebbe portare nel film un tocco d’ironia e rappresentare la questione dello schiavismo. In effetti la sceneggiatura del film strizza evidentemente l’occhio al tarantiniano Django: Unchained, ma non ne possiede la scanzonata brillantezza né l’estro creativo.

La regia di David Yeats è scialba e disattenta, non certo aiutata da un continuo quanto confusionario ricorso a continui flashback che spezzano la narrazione e compromettono pesantemente la comprensione della trama. Le scene d’azione, spesso gratuite, abbondano di comicità involontaria. Il resto è composto da frequenti indugi documentaristici sulla fauna locale.

Se volete bene a Tarzan, evitate questo film. Se lo conoscete poco, The Legend of Tarzan non vi aiuterà affatto.

Lascia un commento

* Utilizzando questo form si acconsente al trattamento dati personali secondo norma vigente. Puoi consultare la nostra Privacy Policy a questo indirizzo

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbero interessare

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: