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Decreto Milleproroghe, Borghi: “Penalizzati i Comuni virtuosi, patto di stabilità da cambiare per non creare disparità”

di Redazione
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Paolo Borghi, vicesindaco del Comune di Grossseto, commenta l’approvazione del decreto Milleproroghe da parte del Consiglio dei Ministri:

“Non è certo mio costume accusare altri comuni o altri enti locali che vivono tutti difficoltà drammatiche – dichiara Borghi -. Purtroppo, però, il decreto Milleproroghe ha fatto delle scelte che ritengo poco rispettose di chi le regole della finanza pubblica le rispetta sempre e fino in fondo, come Grosseto”.

“Posso immaginare le motivazioni che spingono un Governo a liberare centinaia di milioni di risorse per i danni causati a Roma da Alemanno o per venire incontro a chi paga le sanzioni per non aver rispettato il patto di stabilità, ma se poi guardo ai tagli ai trasferimenti che anche quest’anno hanno colpito Grosseto e al ruolo da esattore a cui ci costringe lo Stato ogni giorno, non posso che rilevare una certa disparità di trattamento – spiega il vicesindaco del capoluogo maremmano -. Questa città sta faticosamente recuperando debiti dal 2006 e ormai ha ridotto il livello da 110 milioni di euro a 78 milioni, riducendo sensibilmente anche gli esborsi in termini di interesse e sempre rispettando il patto di stabilità. Eppure ogni anno assistiamo al taglio di ogni fondo nazionale, all’introduzione a tratti schizofrenica di nuovi balzelli che tutti i comuni devono andare a chiedere, con la loro faccia, ai cittadini. Assistiamo al mantenimento di regole di stabilità che soffocano qualunque iniziativa e che anzi colpiscono gli investimenti invece degli sprechi, campo quest’ultimo dove Grosseto ha invece fatto interventi molto concreti”.

“Non me la prendo certo con Roma o con Parma ma mi chiedo, da amministratore e cittadino, quale sia la ‘ratio’ di tutto ciò – continua Borghi -. Se chi fa i debiti viene salvato e chi li riduce colpito, anzi costretto a contribuire al pagamento degli errori degli altri, qualcosa non funziona. Questo non significa certo sovvertire i minimi criteri di solidarietà istituzionale o che i comuni debbano cominciare a non rispettare il patto di stabilità; tale scelta avrebbe infatti delle conseguenze fiscali particolarmente gravi e questa amministrazione è fiera di essere riuscita finora a rispettare tutti vincoli imposti”.

Quello che chiediamo – conclude Borghiè una rivisitazione radicale di questi limiti per i comuni virtuosi soprattutto negli investimenti e un rigore maggiore nei confronti di chi sfora, mentre lo sta facendo e non quando non è più al Governo. Questo sarebbe il comportamento di un Paese più giusto ed equo”.

 

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