Pubblicato il: 25 Maggio 2017 alle 19:04

Cinema

CineVisioni: la recensione di King Arthur – Il potere della spada

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Il giovane Arthur (Charlie Hunnam, visto in Civiltà Perduta) vive nei vicoli di Londonium con la sua gang, all’oscuro della vita a cui è destinato fino a quando si impadronisce della spada di Excalibur ed insieme a lei del suo futuro. Sfidato dal potere di Excalibur, Arthur deve compiere scelte difficili. Il potere della spada lo trascinerà in una grande avventur e ad entrare nella resistenza, affascinato anche da una misteriosa donna (Àstrid Bergès-Frisbey, candidata ai David di Donatello per Alaska), al fine di sconfiggere una volta per tutte il tiranno Vortigern, colpevole di avere ucciso i suoi genitori e di essersi impossessato della corona con la forza. Prima dello scontro finale, però, Arthur dovrà trovare la consapevolezza necessaria per maneggiare la spada e poter usufruire di tutta la sua potenza. Quella di Arthur non sarà solo una battaglia in nome della libertà ma anche un viaggio alla scoperta di se stesso.

King Arthur – Il potere della spada è un vero kolossal, con un budget di circa 175 milioni di dollari. Non stupisce quindi un utilizzo massiccio di effetti speciali, con una predominanza assoluta della computer graphics.
La grafica digitale può effettivamente essere un aiuto determinante in un film che punta molto sulle scene d’azione. Nel caso di King Arthur – Il potere della spada, spesso è l’unico aspetto. Infatti l’attenzione viene completamente catalizzata dagli effetti e ci si dimentica degli attori. Non proprio il massimo per un film in cui la storia dovrebbe essere l’elemento trainante.

L’interpretazione di Hunnam, inoltre, è tutt’altro che convincente ed il resto degli interpreti si attesta su quel livello di basso spessore. La regia di Guy Ritchie è, come sempre, debordante e questo a scapito della fedeltà alla storia ed all’ambientazione dell’epoca, con evidenti licenze poetiche che scatenano un vero e proprio umorismo involontario.
Più che in clima da leggenda, ci si sente in un videogame. Questo potrà far piacere al pubblico dei più giovani, ma farà cadere nello sconforto (e nella noia) tutto il resto degli spettatori, che si aspetterebbero un ruolo più attivo e presente da parte dei personaggi conosciuti ed amati, da Merlino a Ginevra.

Ritchie non è nuovo a questi stravolgimenti di personaggi classici: basti pensare a quel che è riuscito a combinare con Sherlock Holmes. In questo caso, se possibile, si spinge ancora oltre e fa anche peggio. Un grande giocattolone medievale. Statene alla larga, o il potere di Excalibur si abbatterà, giustamente, su di voi.

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