Grosseto. «Ci vuole ‘coraggio’ a sostenere la tesi della ‘remigrazione’, come è stato fatto dalla maggioranza del Consiglio comunale di Grosseto».
A dichiararlo è Monica Pagni, segretaria generale della Cgil.
«Dimostrando una distanza siderale dalla conoscenza della realtà, oltre che malafede evidente nello scambiare il tema della sicurezza col ruolo delle comunità straniere nei nostri territori. Per non parlare della mancata presa d’atto degli effetti devastanti dell’inverno demografico, della fuga dei cervelli e della cronica difficoltà delle imprese a reperire personale.
L’inconsapevolezza e la cattiveria assurta a ideologia politica, tuttavia non riescono a far velo ai dati di fatto che come Cgil ci incarichiamo di ricordare agli smemorati. Casomai si redimessero.
In provincia di Grosseto ci sono 23.400 stranieri regolarmente residenti, dei quali circa 12.000 sono lavoratori dipendenti (dati Rapporto Idos 2024/25 e Irpet). Le imprese con titolare straniero iscritte alla Camera di Commercio, invece, sono 3.400, corrispondenti al 12,5% del totale: delle quali 1.700 circa a conduzione di un cittadino extracomunitario, e 1.600 circa con un titolare dell’unione europea. Con il 29% dei titolari complessivi che sono donne. Non solo questo, tuttavia. Perché va considerato il fatto che i cittadini di origine straniera non lavorano più solo nei settori tradizionali di edilizia, agricoltura e assistenza alla persona, ma costituiscono una parte significativa dei lavoratori dei servizi, turistici in particolare, della logistica, dell’impiantistica e del commercio.
Se guardiamo alla composizione della popolazione scolastica, invece, viene fuori che sono 3.200 bambine e bambini, ragazzi e ragazzi che frequentano le scuole del nostro territorio. E di questi fra il 60 e il 70% sono nati in Italia, cioè a dire sono italiani di seconda generazione per quanto ancora senza cittadinanza.
Per tutti questi motivi, anche tenendo in secondo piano considerazioni di natura etica che pure per la Cgil sono prioritarie, parlare oggi di ‘remigrazione’ è un banale esercizio di stile razzista. Un modo di guardare al mondo pretenzioso, incongruente rispetto alla realtà e privo di prospettiva. Basti considerare che gli stranieri che lavorano in Italia versano oggi all’erario 12,5 miliardi di euro di Irpef, e versano in contributi un miliardo e mezzo in più di quanto ottengono in termini di prestazioni sociali.
Pertanto i ‘remigrazionisti’ dovrebbero quantomeno spiegare con chi pensano di sostituire questi cittadini e lavoratori. Se non altro per non dare l’impressione di dire certe cose solo per racimolare qualche voto».

