Grosseto. Questa mattina si è svolta, nella sala del Consiglio comunale di Grosseto, la celebrazione del Giorno della Memoria, in ricordo delle vittime della Shoah e di tutte le persecuzioni operate dal nazifascismo.
Alla cerimonia hanno partecipato le istituzioni locali, con la presenza del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, del presidente del Consiglio comunale Fausto Turbanti, del presidente della Provincia Francesco Limatola, del prefetto Paola Berardino, insieme alle associazioni combattentistiche, all’Anpi, all’Isgrec e a una rappresentanza delle scuole del territorio.
Un momento di riflessione collettiva, reso ancora più significativo dalla proiezione, per la prima volta in tale contesto, del video “Trasporto 53” nel maxischermo della sala consiliare, per ribadire l’importanza della memoria storica come fondamento dei valori democratici e della convivenza civile. Per questo l’intera celebrazione è stata trasmessa in diretta sul canale Youtube del Comune.
“Il 24 giugno 1944 – ha sottolineato Vivarelli Colonna – da Grosseto partirono 475 deportati. Un numero che da solo non basta a raccontare l’orrore, ma che diventa insopportabile se pensiamo che nel 1984 i superstiti erano appena 45, tra loro Tullio Mazzoncini. Dietro quei numeri non ci sono statistiche, ma uomini, donne, famiglie, sogni interrotti. C’è la storia di una città ferita, ma capace di reagire. Nel cuore di Grosseto prese avvio la Resistenza al fascismo: dopo il devastante bombardamento del 9 settembre 1943, quell’impegno non si spense, ma continuò nel territorio, a Campospillo, nel comune di Magliano. La mattina del 28 ottobre, con un’imboscata, i fascisti arrestarono Albo Bellucci, Tullio Mazzoncini e Bettino Scopetani, deportandoli a Mauthausen, uno dei luoghi simbolo dello sterminio e della disumanità. Ricordare oggi questi nomi, questi luoghi e queste date non è un esercizio retorico, né una commemorazione formale: è un atto necessario. È il modo con cui una comunità dice che quelle vite contano ancora, che quel sacrificio non è stato vano. La memoria è un dovere civile, perché senza memoria il passato si ripete, l’odio si normalizza e la libertà diventa fragile. Ricordare significa scegliere, ogni giorno, da che parte stare.”
Particolarmente significativo il coinvolgimento delle scuole, a sottolineare il ruolo centrale delle nuove generazioni nella trasmissione della memoria e nella difesa dei principi di libertà, uguaglianza e solidarietà sanciti dalla Costituzione.
“Avere qui i ragazzi – ha affermato Turbanti – dà a questa cerimonia ancora più forza, perché la memoria vive solo se viene ascoltata, compresa e portata avanti dalle nuove generazioni. Ricordare significa non permettere al tempo di cancellare ciò che è accaduto. A Grosseto la memoria non è astratta, è scritta nelle nostre pietre di inciampo. Quelle piccole targhe di ottone davanti all’ingresso del Municipio, luogo in cui si prendono le decisioni che riguardano la vita della comunità, ci obbligano ad abbassare lo sguardo. Sono nomi, date, vite spezzate. Albo Bellucci, Italo Ragni e Giuseppe Scopetani. Erano nostri concittadini, deportati e uccisi nei campi di concentramento. Ma non solo. La memoria è anche dentro il Municipio: il bassorilievo Mazzoncini posizionato nell’androne, e che abbiamo fatto ripulire proprio nei mesi scorsi, non è un semplice elemento decorativo. Commemora gli internati nel campo di concentramento di Mauthausen ed è lì per ricordarci, ogni giorno, che la libertà e i diritti non sono scontati e che le istituzioni hanno il dovere di difenderli sempre, in maniera inequivocabile”.
Durante la commemorazione è stato reso omaggio al bassorilievo Mazzoncini e alle pietre d’inciampo, un momento che ha rappresentato un’occasione per rinnovare l’impegno comune contro ogni forma di antisemitismo, razzismo e negazione dei diritti umani, affinché quanto accaduto non si ripeta e non venga mai dimenticato.


