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Follonica (Grosseto).Giovedì scorso, il Consiglio comunale di Follonica ha adottato la variante urbanistica relativa all’ippodromo.
“Un passaggio atteso, ma che arriva tardi e senza una visione compiuta”, dichiara Giacomo Manni, consigliere comunale e capogruppo del gruppo miso.
Il consigliere comunale si è astenuto in sede di voto, evidenziando come la variante non affronti la questione essenziale: “Cosa vogliamo davvero che diventi l’ippodromo nei prossimi anni?”
“Una variante arrivata in ritardo”
“L’amministrazione è in carica da oltre un anno e mezzo – dichiara Manni –, il tempo per discutere e costruire un percorso più solido c’era. Nonostante ciò, si arriva oggi con una proposta frettolosa, senza affrontare il tema vero: il futuro dell’area».
Il piano strutturale del 2022 aveva indicato per le foresterie una destinazione a servizi; tuttavia, negli ultimi anni il contesto è cambiato radicalmente.
La concessione è stata revocata, l’impianto versa in stato di crescente abbandono, la città ha manifestato nuove esigenze abitative e il modello ippico delle corse ha mostrato i propri limiti.
“Di fronte a un quadro così mutato – continua Manni – sarebbe stato naturale e necessario riaprire un dialogo con la Regione per superare quel vincolo e valutare nuove possibilità, invece di limitarsi ad applicare una scelta pensata anni fa in condizioni completamente diverse. Portare oggi una variante minima, senza prima tentare questa strada, significa rinunciare in partenza a una trasformazione vera”.
“Voltare pagina davvero”
L’esperienza delle corse ippiche a Follonica è sostanzialmente conclusa. Per anni si è tentato di sostenere un modello che non ha mai messo radici: l’area si è progressivamente svuotata di attività, persone e prospettive.
“Continuare a immaginare l’ippodromo come ippodromo significa restare ancorati al passato – afferma Manni –. Se vogliamo ridare vita a quella zona, dobbiamo cambiare idea e smettere di inseguire modelli già falliti”.
“Un patrimonio da liberare”
L’area dell’ippodromo non è solo un impianto incompiuto: è un patrimonio costituito da ampi spazi, strutture esistenti, una clinica veterinaria, box, aree attrezzate e una dotazione di parcheggi rara per la Maremma.
“Tutto questo può trasformarsi in un luogo vivo – prosegue Manni –, uno spazio capace di ospitare eventi culturali e sportivi di livello, un polo legato al cavallo in una dimensione moderna, più educativa, ambientale, terapeutica, in sinergia con il Parco di Montioni. Un modello nuovo, che guarda avanti”.
“Le foresterie posso essere un’occasione per la città”
Le 167 foresterie rappresentano una risorsa straordinaria. La variante le destina a servizi, una scelta che può accogliere funzioni utili alla comunità e costituire un primo passo.
“Spazi per lavoratori, associazioni o corpi dello Stato possono certamente trovare collocazione nell’area – sottolinea Manni –, ma per essere davvero efficace questa impostazione deve essere accompagnata da altre funzioni capaci di generare presenza stabile, qualità urbana, vita quotidiana. La città oggi esprime bisogni nuovi: abitazioni accessibili, opportunità per giovani e famiglie, forme di residenzialità sociale e temporanea. Integrare queste possibilità significherebbe valorizzare pienamente le foresterie, evitando il rischio di un progetto monolitico e senza prospettiva. Non si tratta di negare l’utilità dei servizi previsti, ma di affiancarli a un disegno più ambizioso che sostenga davvero la rinascita di quell’area e risponda alle esigenze reali della comunità. Se non si apre questa discussione oggi, quando?”.
“Partecipare, insieme”
“La politica non può ricordarsi dei cittadini solo quando c’è da chiedere un voto – ribadisce Manni –. È proprio quando si decide il futuro di luoghi importanti che serve ascoltare di più e coinvolgere davvero».
Da qui la proposta di un percorso partecipativo autentico, che includa realtà cittadine, associazioni, operatori culturali e sportivi, mondo del terzo settore. Una manifestazione di interesse pubblica può permettere di raccogliere idee e progetti, aprire la strada a soluzioni innovative e mettere in rete energie diverse.
“Solo così – aggiunge Manni – l’ippodromo può diventare un progetto condiviso, sostenibile, utile”.
“Serve visione”
“La variante adottata può essere un primo segnale, ma non può essere l’ultima parola – conclude Manni –. Se non verrà accompagnata da scelte più coraggiose, rischia di tradursi nell’ennesima occasione sprecata. Dobbiamo dire con chiarezza che il tempo delle corse è finito e che il futuro dell’ippodromo va costruito adesso. Lavoreremo perché ciò accada, con serietà, senza pregiudizi, portando idee e soluzioni. Follonica ha bisogno di una politica che non si accontenti, ma che abbia il coraggio di immaginare e realizzare il cambiamento. Follonica merita una visione. Merita futuro. Merita coraggio”.

