Follonica (Gr) – Una donna residente a Follonica, per la seconda volta, nonostante abbia diritto all’esenzione, si è ritrovata costretta a pagare 31,90 euro per effettuare un esame del sangue prescritto dal proprio medico di famiglia. Un esame necessario per il follow up oncologico. Un controllo periodico di routine, dopo una lunga storia clinica, che sarebbe dovuto rientrare nei protocolli di esenzione (codice 048) previsti per i pazienti oncologici.
«Nonostante la prescrizione del mio medico – racconta la donna – mi sono vista addebitare l’importo perché proprio il mio dottore non ha inserito, per la seconda volta, il codice corretto di esenzione. E così, ancora una volta, ho pagato di tasca mia. La prima volta ho pensato che avessi sbagliato a non ricordargli del codice da inserire, anche se credo il dottore possa vederlo di che caso si tratta. Ma la seconda volta sono sicura di aver fatto presente che il codice andava messo».
E aggiunge: «Mi è stato anche detto che dopo 6 anni dal tumore non dovrei fare neanche più alcun controllo. Quando invece ne devo fare uno all’anno per 10 anni e guarda caso l’esenzione 048 è valida proprio per un decennio. Il dottore dovrebbe saperlo questo, e quando sono andata a parlargli piuttosto che un rimprovero mi sarei aspettata delle scuse o una qualche disponibilità a far sì che non succeda di nuovo, non faccio io le ricette».
Non è l’unico episodio segnalato dalla donna. «Quando gli ho poi chiesto una informazione per una ricetta di un farmaco salvavita di mio marito, anche lui assistito dallo stesso dottore – prosegue –, mi sono vista rifiutare la prescrizione e sono stata buttata fuori dallo studio con il consiglio che per lui dovevo prendere un altro appuntamento. Poi ha anche inibito la app dove tutti lo possiamo contattare. I suoi assistiti ora possono solo prendere appuntamento o rinnovare farmaci continuativi. Chi ha bisogno di fare altre richieste come gli esami del sangue, ora è impossibilitato a farlo».
Lo SPI CGIL Grosseto esprime grande preoccupazione per quanto accaduto
«È inaccettabile che un cittadino con una storia clinica oncologica sia costretto a pagare per un esame che, con la corretta compilazione, sarebbe stato gratuito – dichiara Erio Giovannelli, segretario dello Spi Cgil Grosseto –. Il personale medico è in costante stress e serve alleggerire la burocrazia garantendo più presenza ai cittadini, che sono quelli che risentono di più di questa situazione. Ci risulta che il medico in questione abbia dato anche le dimissioni. Ora tutti i suoi assistiti sono senza medico di base».
Il progetto Apo (Assistenza primaria ottimizzata) di Follonica, che garantisce la presenza di personale medico tre ore a settimana per chi non ha un medico di medicina generale, non basta. Anche per questo si sta rivelando sempre più necessaria la messa in funzione delle case di comunità.
«Da oggi, per l’Apo, le ore di disponibilità dei medici per i cittadini dovrebbero passare da 3 a 6 – rimarca Giovannelli –, ma soprattutto dopo le dimissioni di questo dottore, anche un raddoppio di ore può risultare insufficiente. Anche per questo soluzioni come le case di comunità rimangono tanto necessarie quanto urgenti. A Follonica è in costruzione una Hub, un centro che sarà fondamentale per la medicina territoriale. Lì i medici di medicina generale insieme a quelli della continuità assistenziale garantirebbero una presenza costante. Si parla di sette giorni su sette, per 24 ore al giorno. Con la possibilità di prescrivere e prenotare direttamente. Insomma, un passo in avanti notevole per tutti».
Oltre al pieno funzionamento delle case di comunità, è necessaria anche una maggiore attenzione su alcune tipologie di patologie. «La presa in carico dei pazienti oncologici è particolarmente importante – dice Alda Cardelli, responsabile sanità del Dipartimento sociosanitario dello Spi Cgil Grosseto –. Il paziente oncologico viene inserito in percorsi che prevedono una serie di visite ed esami richieste dal medico oncologico. Gli esami del sangue, che sono comunque necessari, potrebbero rientrare in questi percorsi. Senza che siano sottoposti così alla naturale scadenza dei 6 mesi, questo eviterebbe che il paziente debba prenotarli ogni volta».

