“Non sono molti i casi nei quali un dipendente non supera il periodo di prova, la giurisprudenza spiega chiaramente che l’onere della prova spetta al datore di lavoro e si tratta di casi veramente eccezionali. Se poi tra i motivi del recesso c’è l’assenza dal lavoro per cause documentate e permessi previsti dalla legge, non si capisce se siamo davanti ad un atteggiamento arbitrario e discriminante verso un lavoratore. Urge quindi fare chiarezza e senza indugi“.
A dichiararlo, in un comunicato, sono Federico Giusti, del Sindacato generale di base – Pubblico impiego, e Maria Teresa Turetta, della Cub – Confederazione unitaria di base – Pubblico impiego.
“Parliamo del sindaco di un paese della provincia di Grosseto (Giacomo Termine, ndr) –, uno dei tanti piccoli enti locali che per dimensioni non prevedono un corrispondente economico tale da garantire l’autosufficienza del primo cittadino, siamo davanti a uno dei tanti casi nei quali la politica non diventa professione, ma un mero servizio erogato alla cittadinanza (come del resto dovrebbe essere) – continua la nota -. Il sindaco del Comune di Piombino, guidato dal centrodestra, pare abbia addotto la motivazione delle troppe assenze per recedere dal contratto per mancato superamento del periodo di prova, il lavoratore in questione si dà il caso che appartenga allo schieramento politico opposto“.
“A noi non interessa la polemica politica, ma la sostanza del problema: al datore spetta l’onere di dimostrare le cause del recesso e se tra queste cause dovessero esserci le troppe assenze per permessi concessi dalla legge saremmo davanti a un arbitrio. E l’arbitrio andrebbe a colpire chi ha scelto di onorare gli impegni politici senza rinunciare al proprio lavoro assumendosi oneri non indifferenti – termina il comunicato -. In tempi nei quali la politica è attraversata da trasformismi sarebbe un esempio di cui andare fieri, saremmo meno fieri invece che si assumessero decisioni discriminatorie verso i lavoratori giudicando i permessi per motivi politici o per altra ragione non un diritto, ma una sorta di privilegio, anzi un arbitrio. Cub e Sgb chiedono il reintegro immediato del lavoratore“.

