“Il fenomeno della migrazione di centinaia di migliaia di persone spinte dalle guerre locali e dalle condizioni tragiche dei Paesi di origine è epocale. Nella sua straordinaria drammaticità impone ai popoli la capacità di individuare soluzioni che comportano non solo azioni organizzative, ma anche mutamenti nella sensibilità sociale“.
A dichiararlo, tramite un comunicato, è il Partito Democratico di Grosseto
“E’ in questa logica che la Toscana ha prodotto un modello organizzativo strutturato su piccole aggregazioni. Una scelta che ha consentito un rapporto con le comunità meno traumatico e impattante e più gestibile anche in progetti di integrazione locali – continua la nota -. Il Partito Democratico di Grosseto ritiene che il modello toscano sia una buona base di partenza, ma non rappresenti la soluzione a tutte le problematiche che il fenomeno porta con se. Problemi critici, infatti, si stanno già manifestando e, anche se alcuni Comuni tentano di rendere attiva la presenza dei migranti, il sistema di gestione mostra alcune difficoltà“.
“La strutturalità del fenomeno impone oggi, a nostro parere, una modifica nei metodi e nelle responsabilità dei soggetti che gestiscono i flussi di queste persone. Lo snodo organizzativo attuale passa dalle Prefetture per diretta discendenza del Ministero degli Interni. I problemi affrontati dalle Prefetture sono essenzialmente tecnici: individuare le strutture di accoglienza e le associazioni o cooperative incaricate. I sindaci, in questo schema, intervengono in seconda battuta per governare l’impatto e per trovare modalità di relazione con la popolazione – spiega il comunicato -. Questa metodologia e catena gerarchica è, certamente, stata utile per rispondere alla prima fase. Lo Stato ha limitato, in tal modo, le resistenze di alcune comunità e la mancata disponibilità di alcuni Comuni. Il passaggio da gestire è dalla straordinarietà all’ordinarietà. Le persone continueranno ad arrivare e il nostro Paese ha la necessità di trovare un nuovo e più avanzato modello che sia controllato ed efficiente. Si tratta, inoltre, di evitare che si crei, come già in parte sta avvenendo, un business dell’accoglienza con strutture e imprese funzionali a sfruttare il fenomeno“.
“Il Partito Democratico di Grosseto, fermo restando il giudizio positivo sul modello toscano e ritenendo utile la sua estensione all’intero Paese, crede che sia giunto il momento di introdurre quattro elementi nel sistema di accoglienza:
- inserire nella responsabilità gestionale del fenomeno i Comuni e gli Enti locali;
- introdurre strumenti di valutazione qualitativa delle imprese di ospitalità e di gestione e criteri che consentano la sostituzione immediata delle imprese inefficienti;
- attivare sul territorio nazionale tutti gli strumenti perché le persone ospitate siano occupate in attività socialmente utili in un proficuo scambio con il Paese ospitante;
- attuare nei centri per l’impiego territoriali meccanismi efficienti per la gestione del lavoro rivolto a tutti coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno;
- tempi certi e rapidi per le operazioni di riconoscimento positivo o negativo dello stato di profugo.
“Il passaggio al coinvolgimento degli Enti locali come parte dirigente, di controllo e strutturalmente operativa può ampliare e modificare l’offerta di accoglienza – termina la nota -. In provincia di Grosseto, attualmente i Comuni impegnati sono circa 10 su 28. Una distribuzione più vasta, individuando anche stabili pubblici inutilizzati, può migliorare la condizione generale di rapporto con il fenomeno e moderare i rischi di sfruttamento. Un ruolo attivo delle amministrazioni, soprattutto se concedenti le strutture, deve passare anche attraverso la richiesta ai gestori di attività ulteriori rispetto a quelle minime garantite dal servizio di accoglienza. Non solo quindi l’accompagnamento sanitario e per i documenti, il vitto e l’alloggio, i corsi di italiano ma anche, ad esempio, i corsi di formazione civica, le attività di insegnamento volontario, l’assistenza psicologica. In sintesi, quindi, è necessario attuare, con l’apporto di tutti i comuni, un sistema condiviso e diffuso di accoglienza che alleggerisca le singole amministrazioni, eviti le degenerazioni dell’accoglienza e dimostri le capacità del nostro territorio“.
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