Home Castiglione della PescaiaTagli agli uffici postali: i sindaci maremmani scendono in piazza a Firenze

Tagli agli uffici postali: i sindaci maremmani scendono in piazza a Firenze

di Redazione
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Si sono ritrovati a Firenze subito dopo la manifestazione di Grosseto.

Tutti i sindaci maremmani schierati, con la fascia tricolore, a chiedere di fermare la chiusura degli uffici postali delle frazioni dei loro comuni.

Sì, Poste Italiane decide di chiudere i battenti degli sportelli dei piccoli paesi della provincia senza dare la possibilità di controbattere. Ma i sindaci non ci stanno. E sono arrivati a Firenze, convinti che manifestare per il loro territorio e per i diritti dei loro cittadini fosse la cosa più giusta da fare. Chiedono un confronto, una soluzione mediatrice, capace di dare dignità ai loro centri dislocati, abitati da persone anziane che non possono fare a meno dell’ufficio postale. Insieme a loro le organizzazioni sindacali e dei consumatori che, a bandiere spiegate, alzano il loro no al blocco delle poste.

Portano a Firenze la voce dei cittadini, che nei giorni passati si sono riuniti di fronte agli uffici postali per sapere del futuro che li attendeva. E per entrare nella sede principale di Poste Italiane di Firenze, i sindaci chiedono simbolicamente di poter acquistare un francobollo a testa.

In prima linea, il sindaco di Castiglione della Pescaia, Giancarlo Farnetani, che attende con speranza il verdetto del Tar che dovrebbe pronunciarsi presto: “Non abbiamo ancora avuto una risposta ufficiale. Siamo convinti che ci possa essere ancora margine di trattativa per assicurare un futuro alle nostre frazioni. Chiediamo un confronto che ci consenta di tenere aperti gli uffici al pubblico almeno un giorno a settimana. Su questo fronte siamo tutti uniti: diciamo a gran voce no alla chiusura degli uffici postali. Noi siamo tra i più colpiti dalla scure di Poste Italiane: ieri hanno chiuso lo sportello di Buriano e a breve ci sarà lo stop anche di quello di Punta Ala. Già dal 2016 si prospetta però anche il fermo di Vetulonia e Tirli. Noi siamo un comune a vocazione turistica e non possiamo permetterci un tale disservizio. Continueremo la nostra battaglia finchè non si giungerà ad una soluzione capace di mediare le esigenze della popolazione“.

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