“Il fenomeno dell’immigrazione coinvolge tutto il Paese e l’Europa ed è governato da regole e istituzioni che travalicano le competenze degli enti locali – dichiara Romina Sani, sindaco di Cinigiano -. L’autonomia e la discrezionalità dei Comuni è, in questa materia, estremamente limitata per rendere la solidarietà diffusa equamente nelle strutture di accoglienza disponibili in tutti i territori”.
“I soggetti territoriali che agiscono per conto dello Stato sono le Prefetture. Anche nel caso della provincia di Grosseto, il Prefetto nel mese di marzo ha effettuato una ricognizione sulla qualità e sulla quantità ricettiva delle strutture presenti nel suo territorio. I Comuni hanno supportato questa fase e sono rimasti in costante contatto. Successivamente è stato emesso un bando di manifestazione di interesse in cui si richiedeva l’impegno alla disponibilità – continua Romina Sani –. Nel momento della necessità, nel nostro caso a luglio, e limitatamente agli immigrati che avevano titolo a presentare la richiesta di asilo politico, la Prefettura è intervenuta direttamente sulle organizzazioni che avevano aderito al bando e gestivano le strutture individuate. Per Cinigiano era censita la Fondazione Sasso di Maremma che si era dichiarata competente e capace per accogliere un massimo di 10 donne sole o con bambini nei due stabili di Monticello e Poggi del Sasso”.
“I permessi di soggiorno degli immigrati sono rinnovabili di tre mesi. Durante i primi sei mesi, due rinnovi, viene esaminata la domanda di asilo e gli immigrati possono partecipare soltanto ad attività di formazione o volontariato. Dopo il terzo rinnovo l’immigrato acquisisce una posizione giuridica tale da poter firmare un contratto di lavoro e prestare la propria attività – prosegue Romina Sani -. Questo sarà il percorso delle donne oggi a Monticello e di quante altre saranno affidate alle cure della Fondazione Sasso di Maremma”.
“E’ così, rispettando questi canali e i livelli di responsabilità, – afferma l’assessore Francesca Bianchi – che sono arrivate a Monticello le immigrate attualmente ospitate. Nessun contrasto o difetto di informazione del Comune o interna al Comune. Nel ruolo di rappresentante istituzionale e responsabile di un centro di accoglienza sono stata costantemente in contatto con il sindaco e il Prefetto”.
“Voglio sottolineare, infine, – continua Francesca Bianchi – che il mio lavoro di amministratore e operatrice sociale si basa sul rispetto delle persone. Le nostre immigrate, affidate all’organizzazione di cui faccio parte, sono donne deboli che hanno affrontato vicende inaudite, hanno bisogno di solidarietà e di sostegno. Ritengo squallido un uso strumentale e becero di queste situazioni che non sono astratte, ma coinvolgono i sentimenti di esseri umani”.

