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Follonica (Grosseto). “Quello che è accaduto ieri mattina in Consiglio comunale a Follonica durante la discussione dell’ordine del giorno sul Ddl stupri non può essere liquidato come una semplice dinamica consiliare”.
A dichiararlo, in un comunicato, sono i consiglieri di opposizione Betti, Ciompi, Giorgieri, Pecorini e Stella.
“Si stava discutendo di violenza sessuale, di diritti e di tutela delle donne – continua la nota –. Di un disegno di legge che, nella nuova formulazione proposta al Senato, elimina il riferimento al consenso sostituendolo con il dissenso, suscitando la forte preoccupazione dei centri antiviolenza, delle associazioni e delle operatrici che ogni giorno lavorano accanto alle vittime. Eppure il sindaco era assente proprio durante il dibattito su questo tema e questo dice molto dell’interesse che questa amministrazione riserva a una discussione così delicata e importante. In silenzio l’assessora alle pari opportunità. Mai abbiamo letto una presa di posizione dalla Commissione pari opportunità. Un silenzio pesante e allo stesso tempo assordante”.
“Mentre si affrontava un tema tanto delicato è mancato nuovamente il numero legale. Poi, quando si è tornati a votare, la maggioranza ha votato contro l’ordine del giorno che chiedeva il reinserimento del concetto di consenso libero e attuale nel Ddl stupri, ma il momento più grave è arrivato durante il dibattito – prosegue l’opposizione –.Nel momento in cui veniva ricordato che le critiche a questo Ddl non sono partitici, ma arrivano proprio dai centri antiviolenza e dalle realtà che ogni giorno sostengono concretamente le donne vittime di violenza, la consigliera Francesca Serafini ha commentato sottovoce: ‘I centri antiviolenza sono di sinistra’. Una frase gravissima e profondamente irrispettosa, perché significa delegittimare il lavoro di chi ogni giorno ascolta donne abusate, accompagna vittime nei percorsi di uscita dalla violenza, costruisce protezione, sostegno e libertà. Ma soprattutto quella frase chiarisce definitivamente una cosa: di civico, in questa amministrazione, non è rimasto più nulla. Davanti a un tema che avrebbe richiesto responsabilità istituzionale, ascolto e sensibilità, la maggioranza ha scelto ancora una volta di appiattirsi sulle posizioni ideologiche di Fratelli d’Italia, persino quando queste entrano in conflitto con il lavoro delle associazioni e dei centri antiviolenza”.
“Quando si sceglie il silenzio invece del confronto, quando si vota contro un ordine del giorno che recepisce le preoccupazioni delle realtà che si occupano di violenza di genere, quando si derubricano i centri antiviolenza a ‘strutture di sinistra’, il messaggio che passa è chiarissimo – termina il comunicato -. Che questa amministrazione non vuole ascoltare le donne. E che, ormai, ha scelto da che parte stare”.
La condanna del Pd
Anche il Partito Democratico di Follonica condanna fermamente le parole pronunciate dalla consigliera comunale Francesca Serafini in occasione dell’ultimo Consiglio comunale.
“Sul cosiddetto ddl stupro c’era stata una collaborazione tra parlamentari di opposizione e di maggioranza, che aveva portato all’approvazione di una proposta comune alla Camera il 19 novembre 2025 – si legge in una nota del Pd -. Ma il 26 gennaio scorso la presidente della commissione giustizia del Senato, la senatrice leghista Giulia Bongiorno, ha modificato il testo rimuovendo la parola ‘consenso’ e inserendo invece una formulazione più ambigua che parla della ‘volontà di una persona’ e di ‘dissenso’, suscitando la forte preoccupazione dei centri antiviolenza, delle associazioni e di tutte le persone che ogni giorno lavorano accanto alle vittime”.
“I centri anti violenza sono centri di autodeterminazione, nati dalle donne per le donne – afferma Anna Rita Zirpoli, della segreteria del Partito Democratico di Follonica –. Luoghi dove l’ascolto, la credibilità e il riconoscimento sono scelte culturali precise. Dare una connotazione politica a questi luoghi significa assecondare la cultura della violenza. Significa negare il motivo per cui questi centri esistono: trasformare la cultura che rende quella violenza possibile”.
“E quando si indeboliscono i centri antiviolenza – prosegue Zirpoli – si indebolisce la libertà di tutte le donne. Per questo è gravissimo che queste affermazioni siano state pronunciate da una donna. Inoltre, l’ordine del giorno è stato respinto da tutta la maggioranza, sindaco compreso, nel silenzio assoluto. Difendere i centri antiviolenza significa difendere un’idea di società basata sulla libertà e sul rispetto reciproco. Un modello che chiunque, di destra o di sinistra, o di qualunque altro colore politico, dovrebbe sostenere con convinzione».
“Il lavoro dei nostri consiglieri di opposizione, che si sono impegnati per portare all’attenzione del Consiglio comunale un ordine del giorno tanto importante, è inestimabile – conclude Zirpoli –. La nuova formulazione del Ddl stupri è un passo di indietro, e loro lo hanno affermato con chiarezza”.
Follonica a Sinistra e Rifondazione Comunista: “Centri antiviolenza presidi di civiltà”
“Le parole pronunciate dalla consigliera comunale Francesca Serafini durante l’ultimo Consiglio comunale rappresentano un grave errore politico e culturale – si legge in una nota di Follonica a Sinistra e Rifondazione Comunista -. Definire i centri antiviolenza come ‘schierati a sinistra’ significa banalizzare il ruolo fondamentale che questi luoghi svolgono ogni giorno nella tutela delle donne che subiscono violenza e nella costruzione di una società più libera e sicura. I centri antiviolenza non appartengono a uno schieramento politico. Sono presidi di ascolto, protezione, autodeterminazione e dignità. Sono nati dalle lotte delle donne, dall’esperienza concreta di chi ha contrastato violenza, abusi e discriminazioni spesso nel silenzio delle istituzioni. Tentare di attribuire loro un’etichetta partitica significa spostare il dibattito dal problema reale, la violenza maschile contro le donne, verso una polemica sterile e irresponsabile”.
“E allora viene spontanea una domanda: se i centri antiviolenza sarebbero ‘di sinistra’, chi minimizza o ostacola il loro lavoro da che parte starebbe? Di destra? Noi rifiutiamo questa impostazione profondamente sbagliata. La lotta contro la violenza di genere dovrebbe unire tutte le forze democratiche e costituzionali, indipendentemente dall’appartenenza politica – prosegue il comunicato -. I centri antiviolenza sono luoghi dove la parola delle donne viene finalmente creduta, ascoltata e accompagnata. Luoghi che svolgono una funzione sociale essenziale e che andrebbero sostenuti concretamente, non messi in discussione con dichiarazioni superficiali o ideologiche. Per questo giudichiamo grave anche il silenzio della maggioranza e del sindaco davanti a queste affermazioni e davanti al respingimento dell’ordine del giorno presentato dalle opposizioni. Difendere i centri antiviolenza significa difendere una società fondata sul rispetto reciproco, sulla libertà personale e sull’uguaglianza sostanziale tra donne e uomini”.
“Follonica a Sinistra – Rifondazione Comunista continuerà a sostenere tutte le realtà che operano contro la violenza di genere, per l’autodeterminazione delle donne e per una cultura antifascista, democratica e solidale, nella convinzione che la libertà delle donne sia una misura fondamentale della qualità democratica di un Paese – termina la nota -. Per questo auspichiamo che l’amministrazione comunale, anche per smentire le pessime dichiarazioni della sua esponente, provi ad organizzare nelle prossime settimane un’iniziativa pubblica aperta alla cittadinanza, alle associazioni e ai centri antiviolenza del territorio, per discutere insieme di prevenzione, educazione affettiva, tutela delle donne e contrasto alla cultura patriarcale della violenza”.

