Massa Marittima (Grosseto). Sabato 11 aprile, alla galleria Spaziografico, in vicolo del Ciambellano a Massa Marittima, è in programma l’inaugurazione de “L’ombra del dubbio”, mostra collettiva, a cura di Gian Paolo Bonesini.
L’esposizione, visitabile fino al 27 aprile, tutti i giorni, dalle 17.00 alle 19.00, riunisce per la prima volta negli spazi della galleria le opere di Laura Alberti, Rita Brucalassi, Francesca Burrascano e Maria Silvia Generali. La mostra si sviluppa attorno al tema del paesaggio, inteso non come dato stabile, ma come presenza mobile, che si offre e al tempo stesso si sottrae. Le opere accompagnano lo sguardo in un percorso che dalla riconoscibilità conduce progressivamente verso l’indistinto, dove l’immagine si fa sospesa e aperta all’interpretazione.
In questa oscillazione si insinua il dubbio: non come mancanza, ma come spazio fertile di possibilità. Il paesaggio diventa così luogo mentale e percettivo, in cui memoria, visione e immaginazione si intrecciano.
La mostra
“La mostra prende forma con opere di quattro artiste presentate per la prima volta negli spazi della galleria – dichiara Gian Paolo Bonesini -. Fin da subito l’ho pensata come un passaggio lento in cui il paesaggio si offre e al tempo stesso si sottrae: affiora, si manifesta per gradi, diventa immagine che si lascia interrogare, lasciandoci nel dubbio. Le quattro artiste tracciano un percorso che dalla riconoscibilità̀ ci porta verso l’indistinto, ciascuna a modo suo: ciò̀ che inizialmente appare come uno spazio reale si fa progressivamente eco, memoria, vibrazione”.
“Tre sono le opere presentate da ciascuna pittrice – continua Bonesini -. Gli acquerelli di Laura Alberti si collocano in una zona di sospensione tra terra e cielo, dove l’elemento cromatico si alleggerisce fino a sfiorare l’evanescenza più astratta. In Rita Brucalassi permane una visione più ancorata al reale, che tuttavia si sottrae a ogni intento puramente descrittivo, lasciando emergere una tensione fantastica interna all’immagine. Francesca Burrascano abita invece una soglia instabile tra astrazione e figurazione dove il nero predomina, costruendo visioni che resistono a una piena decifrabilità̀. Con Maria Silvia Generali il dubbio si fa più profondo: l’immagine si libera di ogni riferimento diretto al paesaggio, aprendo a uno spazio ‘altro’, in cui il riconoscimento è difficile. Nella dimensione raccolta della galleria, ogni opera trova un tempo proprio, quasi sospeso. L’acquerello, con la sua natura fluida e imprevedibile, diventa emblema di questo processo: il colore si espande, si ritrae, lascia margini incerti, costruendo visioni che non si fissano mai del tutto. Accanto ad esso, le altre pratiche pittoriche amplificano questa instabilità̀, rendendo il paesaggio un campo mobile, mai definitivamente abitabile”.
“È in questa oscillazione che si insinua il dubbio, non come mancanza, ma come spazio fertile: ciò̀ che vediamo è ancora un paesaggio, o piuttosto il suo ricordo? Una forma, o la sua dissolvenza? La mostra non cerca una risposta – termina Bonesini -, ma custodisce questa esitazione, trasformandola in esperienza. E invita chi guarda a sostare proprio lì, in quell’ombra sottile dove il visibile si fa incerto e, proprio per questo, intensamente presente”.

