Home Costa d'argentoLotta alle zanzare, i Giovani Democratici: “Ordinanza del Comune piena di criticità”

Lotta alle zanzare, i Giovani Democratici: “Ordinanza del Comune piena di criticità”

di Redazione
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Orbetello (Grosseto). “L’ordinanza anti-zanzare adottata dal Comune di Orbetello merita una riflessione più seria di quella che l’amministrazione sembra aver ritenuto necessaria”.

A dichiararlo, in un comunicato, è Matteo Porta, segretario dei Giovani Democratici di Orbetello.

È bene chiarirlo subito: nessuno mette in discussione la necessità di prevenire la proliferazione degli insetti vettori e di tutelare la salute pubblica, soprattutto in un territorio come il nostro, già segnato dall’emergenza dei chironomidi e dalle criticità ambientali della laguna – continua la nota -. Proprio per questo, però, è necessario che il Comune utilizzi gli strumenti giuridici corretti, nel rispetto dei principi di legalità, proporzionalità e buon andamento dell’amministrazione. L’ordinanza in questione si fonda formalmente sull’articolo 50 del Tuel, disposizione che attribuisce al sindaco il potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti in materia di igiene e sanità pubblica. Si tratta, però, di un potere extra ordinem, eccezionale per definizione, che la giurisprudenza amministrativa ammette solo in presenza di presupposti rigorosi: una situazione concreta, attuale e localizzata di pericolo; l’impossibilità di fronteggiarla con gli strumenti ordinari; la temporaneità della misura; la congruità e proporzionalità delle prescrizioni imposte. È precisamente su questi profili che l’atto del Comune presenta evidenti criticità”.

“In primo luogo, manca del tutto una motivazione concreta riferita alla realtà di Orbetello – spiega Porta. L’ordinanza richiama genericamente ‘casi di malattie virali trasmesse da insetti vettori sul territorio nazionale’, ma non contiene alcun riferimento a dati epidemiologici locali, a segnalazioni della Asl, a monitoraggi entomologici o anche solo al precedente e notissimo fenomeno dei moscerini che ha interessato il nostro territorio negli ultimi anni. Ed è un paradosso tutto politico e amministrativo: il Comune disponeva probabilmente di elementi idonei a sorreggere la propria scelta, ma ha preferito non esplicitarli. Così facendo, ha trasformato un provvedimento che avrebbe potuto essere adeguatamente motivato in un atto fondato su una clausola di stile, generica e indistinta. Un’ordinanza contingibile e urgente non può essere giustificata da un pericolo astratto o nazionale. Deve essere ancorata a una situazione concreta e specifica del territorio comunale. Diversamente, si realizza un uso improprio del potere sindacale”.

“Vi è poi un secondo profilo, ancora più rilevante: la trasformazione dell’ordinanza in uno strumento ordinario e permanente di regolazione – prosegue il comunicato -. Lo stesso provvedimento richiama espressamente la necessità di emanare ordinanze ‘a valenza stagionale”‘ dal mese di aprile al mese di novembre. Se però ogni anno, per otto mesi, il Comune riproponesse simili prescrizioni rivolte alla generalità dei cittadini, delle imprese, dei cantieri, dei condomìni, dei vivai e persino dei cimiteri, allora non saremmo più di fronte a un evento contingibile e urgente, ma a una disciplina generale e astratta. In altri termini, si sta utilizzando un’ordinanza per fare ciò che dovrebbe essere fatto con un regolamento comunale”.

“La distinzione non è formale, ma sostanziale – sottolinea Porta -. Il regolamento presuppone un passaggio in Consiglio comunale, un confronto pubblico, una disciplina stabile, trasparente e conoscibile. L’ordinanza, invece, concentra nelle mani del sindaco un potere eccezionale e sottratto alla dialettica ordinaria. Reiterare ogni anno il medesimo strumento significherebbe piegare un potere straordinario a fini ordinari, con una torsione difficilmente conciliabile con i principi dell’ordinamento. A ciò si aggiunge la formulazione eccessivamente indeterminata di molte prescrizioni. Si impone, ad esempio, il ‘regolare sfalcio della vegetazione con cadenza congrua’, lo svolgimento di ‘adeguate verifiche’, l’esecuzione di trattamenti larvicidi ‘dopo ogni pioggia’. Ma cosa significa, giuridicamente, ‘cadenza congrua’? Quale intensità della precipitazione fa sorgere l’obbligo? Entro quanto tempo? Quali verifiche sono ritenute adeguate?”.

“Una sanzione amministrativa può essere irrogata soltanto in presenza di un precetto sufficientemente determinato – spiega Porta -. Il principio di legalità, che vale anche in materia amministrativa, esige che il cittadino sia posto nelle condizioni di conoscere con precisione quale comportamento è imposto e quale invece è vietato. Non si possono accompagnare obblighi vaghi e discrezionali con sanzioni fino a 500 euro. Anche sotto il profilo della proporzionalità l’ordinanza presenta elementi discutibili. L’obbligo di effettuare trattamenti larvicidi dopo ogni pioggia viene imposto indistintamente al piccolo proprietario privato, al condominio, al cantiere e all’attività produttiva, senza alcuna graduazione, senza distinguere tra situazioni minimali e contesti effettivamente a rischio. È una tecnica normativa rozza, che scarica sui cittadini oneri generalizzati senza una previa istruttoria puntuale e senza alcuna differenziazione”.

“La verità è che questa ordinanza restituisce l’immagine di un’amministrazione che continua a inseguire le emergenze senza mai affrontarne le cause strutturali. Dopo anni di problemi ambientali e dopo la crisi dei moscerini, il Comune non può limitarsi ad imporre una sequenza di divieti e sanzioni. Serve invece una strategia stabile sulla laguna, sul monitoraggio ambientale, sulla manutenzione del territorio e sul contrasto alle condizioni che favoriscono la proliferazione degli insetti – termina Porta -. Per questo chiediamo all’amministrazione comunale di rendere pubblici i dati, i pareri e gli elementi istruttori posti a fondamento dell’ordinanza; di chiarire in modo preciso e tassativo gli obblighi imposti ai cittadini; soprattutto di aprire finalmente una discussione seria sull’adozione di strumenti ordinari e permanenti, nel rispetto delle prerogative del Consiglio comunale e della trasparenza amministrativa”.

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