Grosseto. Mentre la guerra in Medio Oriente e le tensioni internazionali sono al centro del dibattito, mentre si parla di difesa, di equilibri geopolitici e di sicurezza, il prezzo del gasolio si impenna. Si discute, ci si confronta. Ma c’è un punto che non può essere messo in secondo piano: il futuro delle aziende agricole e, con esso, la sicurezza alimentare.
Nel Consiglio dei Ministri del 3 aprile il Governo, accogliendo anche le forti richieste avanzate da Cia Agricoltori Italiani, ha introdotto nel nuovo decreto carburanti un credito d’imposta del 20% per l’acquisto di gasolio, esteso anche all’agricoltura.
“È una misura che dà una piccola boccata d’ossigeno alle aziende – afferma il presidente di Cia Grosseto, Edoardo Donato -. Ma il limite è evidente. Riguarda solo il mese di marzo e si basa su uno strumento che non è accessibile a tutti. Il credito d’imposta può essere utilizzato solo dalle aziende che hanno capienza fiscale. Di fatto, molte piccole imprese restano escluse”.
Quanto fatto dal Governo – spiega il presidente – non incide realmente sulla sostenibilità delle aziende agricole. “Serve intervenire alla fonte – sottolinea Donato -. È necessaria una riduzione del costo del gasolio agricolo già alla pompa”.
Perché il problema non si ferma al carburante. Il gasolio è un fattore strategico. Quando aumenta, aumentano i fertilizzanti, i trasporti, tutte le forniture. Aumenta il costo di tutte le merci, mentre il valore delle produzioni diminuisce o rimane stabile. Le conseguenze sono dirette. “Se alle aziende agricole non viene riconosciuto il corretto valore nella filiera, sono messe – spiega Donato -, come oggi, nelle condizioni di lavorare in perdita“.
Una situazione che apre un tema più ampio. “In questo modo si mette in discussione la capacità di garantire sicurezza alimentare – spiega Donato –. E quindi la stabilità economica e sociale del Paese e dell’Europa stessa”. Per questo, la richiesta è chiara: servono misure strutturali, affrontate a livello europeo, con una piena consapevolezza politica. “Il punto è chiaro – aggiunge –: senza agricoltura non c’è diritto al cibo. Non c’è sicurezza alimentare. E senza sicurezza alimentare non c’è stabilità”.
Il richiamo è dunque all’Europa. “La pace e i valori su cui si è costruita l’Europa si reggono anche su questo – conclude Donato -.Se oggi vogliamo tornare a parlare di sicurezza, dobbiamo avere il coraggio di rimettere l’agricoltura al centro”.

